21 febbraio 2018

Perché ancora non c'è il teletrasporto

Comunicato stampa sulla puntata n. 6 di Dal Paleolitico a Palasciania. Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Giunge a metà percorso l'undicesimo festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia "Dal Paleolitico a Palasciania. Undici salti in accelerazione geometrica lungo la storia dell'Homo sapiens sapiens". La sua puntata n. 6 si intitolerà "Medioevo. Distruzione e ricostruzione di Capua (841-856)" e si terrà – come sempre a ingresso gratuito – domenica 25 febbraio alle ore 18.57 presso Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici 6), per la quarantesima volta messo a disposizione dell'Accademia Palasciania dalla Pro Loco di Capua; città lungo il cui ager si vedranno transitare, per l'occasione, gli elefanti di Annibale e (centoquarant'anni dopo) i gladiatori in rivolta con Spartaco.

L'incontro consisterà infatti in una lezione-spettacolo di Marco Palasciano – integrata da giochi teatrali – il cui racconto coprirà circa milleduecento anni, a partire dalla prima grande rivoluzione scientifica, quella della civiltà ellenistica; l'ascesa dell'impero romano coinciderà poi con il tramonto della scienza antica (basti pensare all'incapacità di Plinio il Vecchio di comprendere le argomentazioni di Pappo di Alessandria), e il medioevo non migliorerà le cose. Come in preda a follia collettiva, si perderanno secoli in assurdi e interminabili tira e molla, tra contese territoriali, dispute religiose e lotte intestine che spesso assumeranno i toni del grottesco e dell'orrido. Tra le poche consolazioni la letteratura, da Menandro a Virgilio e dalla poesia cinese ai racconti delle Mille e una notte. Nel finale della puntata si assisterà alla nascita della Capua nuova dalle ceneri dell'antica, andata in fumo per le zuffe tra i principi longobardi.

Ricordiamo che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del festival-laboratorio, senza necessità di averne seguìto le puntate precedenti; i cui resoconti si troveranno in palasciania.blogspot.it, come pure il programma completo.

6 febbraio 2018

Lezione con buffet e giochi teatrali

Comunicato stampa sulla puntata n. 5 di Dal Paleolitico a Palasciania. Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Dalle piramidi alle Olimpiadi, dai poemi omerici ai testi biblici, dall'illuminazione di Siddharta alla fondazione di Alessandria: l'undicesimo festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia "Dal Paleolitico a Palasciania. Undici salti in accelerazione geometrica lungo la storia dell'Homo sapiens sapiens" giunge alla sua puntata n. 5, "Età classica. Aristotele precettore di Alessandro Magno (342-340 a.C.)", che si terrà – come sempre a ingresso gratuito – domenica 11 febbraio alle ore 18.57.

La sede dell'incontro sarà in Capua (poco fuori del centro storico, per chi teme la calca carnevalesca, con comode possibilità di parcheggio). L'ubicazione precisa potrà essere conosciuta dalle persone interessate contattando l'Accademia Palasciania al 3479575971, oppure anagrammando questo endecasillabo: «Antico, non moderno, mi narrò».

La lezione-spettacolo avrà per suo argomento culminante la filosofia greca e includerà una cena comunitaria (con buffet in modalità ognuno-porta-qualcosa), sfociante – in virtù dei suoi giochi – in festino di Carnevale sia pure senza maschere, a parte quelle che eventualmente si disegneranno per fare laboratorio di teatro greco.

Ricordiamo che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso, senza necessità di aver seguìto le puntate precedenti; i cui resoconti si troveranno in palasciania.blogspot.it, come pure il programma completo di "Dal Paleolitico a Palasciania".

5 febbraio 2018

Il segreto del vecchio Utnapishtìm

Bulla o crètula, ca. 3300 a.C.
Domenica 28 gennaio si è tenuta in Capua, a Palazzo della Gran Guardia, alla presenza di 14 partecipanti e per la durata di circa due ore, Età del bronzo. Emancipazione della scrittura dalla contabilità (circa 2700 a.C.), la puntata n. 4 di Dal Paleolitico a Palasciania. Undici salti in accelerazione geometrica lungo la storia dell'Homo sapiens sapiens, undicesimo festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia.

La puntata n. 5 (vedi qui) si terrà – sempre gratis – domenica 11 febbraio alle ore 18.57 in sede da definire (contattare il 3479575971 o Marco Palasciano in Facebook), e si intitolerà Età classica. Aristotele precettore di Alessandro Magno (342-340 a.C.).

La puntata n. 4, intanto, è consistita in una lezione-spettacolo – più una sessione di laboratorio di scrittura – durante la quale si sono trattati i seguenti argomenti:

I più antichi gettoni d'argilla per tener conti e registrazioni finora ritrovati, ca. 8500 a.C.

Diluvio e dintorni
Circa 7500 a.C.: utilizzo di strumenti in rame nell'attuale Pakistan, ma ottenuti per semplice martellatura del metallo nativo e non ancora per fusione. — Circa 7400-7000 a.C.: in India e in Cina si inizia a coltivare il riso. — Circa 6200 a.C.: nasce la pratica della fusione dei metalli, in ispecifico del rame, in alcune aree del Levante. — Circa 6000 a.C.: invenzione della ruota, dell'aratro, del giogo, del telaio orizzontale ecc. — L'agricoltura e l'allevamento (sul cui avvio vedi puntata n. 3) iniziano a propagarsi dalla Mezzaluna fertile verso occidente, a partire dall'Egeo (ci vorranno circa quattromila anni per arrivare alle coste dell'Europa settentrionale). — La caduta di un frammento dell'Etna in mare causa il più grande tsunami della storia umana (vedi qui). — Circa 5600 a.C.: altra catastrofe: cede la diga naturale che divideva dal Mediterraneo il Mar Nero (all'epoca un lago); nel giro di un anno il Mar Nero (vedi qui i suoi vari livelli) si amplia fino alle dimensioni attuali, sommergendo tutti gli abitati umani della sua costa e dintorni (rimarrà nella memoria umana come il cosiddetto Diluvio universale); tutto ciò almeno secondo l'ipotesi Ryan-Pitman (avvalorata dalla scoperta di costruzioni sommerse a circa 90 metri di profondità, ecc.). — Circa 5500 a.C.: domesticazione del cavallo, a partire dall'attuale Kazakistan. — Circa 5000 a.C.: un emblematico massacro (vedi qui).

Uruk da villaggio a città
Circa 4000 a.C.: sorge in Mesopotamia meridionale l'insediamento di Uruk, che nel corso dei successivi mille anni diverrà la prima città della storia. — Circa 3500 a.C.: inizio della fusione del bronzo nel Caucaso settentrionale. — Prime forme di specializzazione artigianale e di produzione di massa, tra cui l'industria ceramica, e sviluppo di un'estesa rete commerciale (vedi comparsa in Mesopotamia del lapislazuli, originario dell'attuale Afghanistan). — I contrassegni per conti e registrazioni, in uso già da almeno cinquemila anni, si sono evoluti in forme corrispondenti alle varie merci (vedi foto qui a sinistra) e vengono conservati in un contenitore di creta su cui sono impressi sigilli (detto dagli archeologi bulla o crètula; vedi qui); per indicare quali e quanti contrassegni una bulla contenga, un contabile sumèro inventa ora l'espediente di stampigliare su di essa dei pittogrammi indicanti i contrassegni. — Circa 3200 a.C.: per semplificare, non si usano più contrassegni tridimensionali chiusi in una bulla, ma direttamente i pittogrammi stampigliati su una tavoletta. — Circa 3100 a.C.: Uruk è ormai una città. — Invenzione dei segni numerici decimali, segnàti accanto ai pittogrammi (ora, per inciso, incisi con uno stilo anziché stampigliati), cosicché per indicare 14 anfore d'ora in poi basterà disegnare una sola anfora accanto a un segno che vale 10 e quattro che valgono 1, anziché disegnare quattordici anfore.

La scrittura fino alla sua emancipazione dalla contabilità
Circa 3000 a.C.: nasce finalmente la scrittura vera e propria, grazie all'ennesimo contabile sumero: per registrare sulle tavolette di cui sopra i nomi delle persone, egli inizia a usare i pittogrammi per comporre fonogrammi (es.: per indicare l'odierno nome Luca avrebbe usato il disegno di un uomo e di una bocca, giacché in sumero uomo = lu e bocca = ka.). — La tecnica della fusione del bronzo arriva nell'Egeo. — In Egitto nasce la scrittura geroglifica. — Sumeri ed egizi costruiscono le prime barche a vela, quadrata. E hanno arte musicale già alquanto evoluta; è in uso probabilmente la scala pentatonica (curiosità: sia in accadico sia in egizio la parola che indica la musica è la stessa che indica la gioia: qui ningutu, lì hy). — In Mesoamerica si passa da un'economia nomade all'agricoltura, fondata sulla coltivazione del mais. — Circa 3150 a.C.: unificazione dell'Egitto, a opera del primo faraone (vedi qui). — All'epoca il re, in Egitto come altrove, è anche il sommo sacerdote (ierocrazia). Le religioni sono ormai alquanto evolute, con tanto di potente casta sacerdotale. — Circa 2900 a.C.: inizio dell'età del bronzo in Mesopotamia. — Circa 2800 a.C.: prime màstabe. — Circa 2700 a.C.: per la prima volta la scrittura è usata per una funzione diversa dalla contabilità: uno scriba di Ur incide il nome di re Meskalamdug su una coppa funeraria (vedi qui).

Enkidu e Gilgamesh al termine del combattimento
dal quale ha inizio la loro amicizia.
Gilgamesh
Sempre intorno al 2700 a.C., a Uruk è re Gilgamesh (o forse no: personaggio storico mitizzato o personaggio puramente mitologico?), la cui epopea sarà narrata in varie versioni (qui il trailer di una recente trasposizione teatrale). Già poco dopo la sua morte si trovano le prime raffigurazioni in merito, su dei sigilli cilindrici. Al 2150-2000 a.C. circa risale il nucleo più antico dei poemi sumeri in tema. La principale edizione, infine, sarà quella della biblioteca del re assiro Assurbanipal (668-626 a.C): una versione accadica basata su una più antica attribuita allo scriba Sinlequiunninni, di esistenza incerta (in una lista regale si sostiene fosse consigliere di Gilgamesh: vedi qui). L'epopea contiene fra l'altro il racconto del Diluvio universale, narrato a Gilgamesh dal vecchio Utnapishtìm, e vari altri narremi che si ritroveranno in tant'altre narrazioni dei millenni a venire. A bella chiusa della lezione frontale, Marco Palasciano ha declamato una sintesi dell'epopea di Gilgamesh, basandosi in buona parte sulla versione moderna in prosa di Theodor Herzl Gaster (in Le più antiche storie del mondo, 1952), che conclude la storia con l'episodio del serpentello.

Morte di Enkidu. Questa foto e la precedente sono di Brittany Diliberto. Ritraggono Joel David
Santner (Gilgamesh) e Andreu Honeycutt (Enkidu) in Gilgamesh di Yusef Komunyakaa
e Chad Gracia, produzione 2012-2013 (qui il trailer) della Constellation Theatre Company.

Laboratorio di scrittura
Alla lezione frontale ha fatto séguito un gioco basato su 32 frammenti da cui ricavare, riordinandoli e colmando le lacune con l'immaginazione, una storia. I presenti si sono divisi in tre squadre — autonominatesi Anagrammisti anonimi, Gatto matto e Òsculi atellani (gioco di parole tra osci atellani e òscula, baci) — ciascuna delle quali ha elaborato la sua diversa versione di un presunto racconto mitologico. (Nessuno era a conoscenza del fatto che ciascuno dei 32 frammenti era stato preso da un'opera diversa!...)

25 gennaio 2018

Laboratorio di scrittura antica

Comunicato stampa sulla puntata n. 4 di Dal Paleolitico a Palasciania. Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Dopo ben tre puntate dedicate alla preistoria – nelle quali, oltre ad ascoltare le più fascinose storie ricavate dalla pura archeologia, il pubblico è stato guidato a modellare vasi, cantare appresso a un flauto e disegnare animali e astri da cui poi trarre un racconto e metterlo in scena – l'undicesimo festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia "Dal Paleolitico a Palasciania. Undici salti in accelerazione geometrica lungo la storia dell'Homo sapiens sapiens" giunge alle meraviglie della storia antica: la puntata n. 4 si intitolerà "Età del bronzo. Emancipazione della scrittura dalla contabilità (circa 2700 a.C.)" e consisterà in una lezione-spettacolo di Marco Palasciano integrata da una sessione, com'era facile immaginare, di laboratorio di scrittura.

Intanto saranno inventate la metallurgia e la ruota; sorgeranno la prima città, la sumera Uruk, e a mille chilometri di distanza la prima nazione, l'Egitto; nascerà la scrittura, qui cuneiforme lì geroglifica, e si sistemerà la mitologia; infine a Uruk sarà re Gilgamesh, e su lui e il suo amico Enkidu fioriranno leggende il cui epico e onirico racconto sarà il momento clou dell'incontro, che si terrà – come sempre a ingresso gratuito – domenica 28 gennaio alle ore 18.57 presso Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici 6), vedendo ancora una volta l'Accademia Palasciania in collaborazione con la Pro Loco di Capua. Si vedrà poi dove tenere le restanti otto puntate di questo che, ricordiamo, è un evento itinerante (nei limiti del triangolo "capuacentrico" Teano-Limatola-Sant'Antimo), per il quale gli stessi frequentanti possono proporre nuove sedi.

Ricordiamo altresì che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso, senza necessità di aver seguìto le puntate precedenti; i cui resoconti si troveranno in palasciania.blogspot.it, come pure il programma completo di "Dal Paleolitico a Palasciania".

21 gennaio 2018

Neolitico: progresso o decadenza?

Domenica 14 gennaio si è tenuta in Capua, a Palazzo della Gran Guardia, alla presenza di 21 partecipanti e per la durata di circa due ore, Neolitico. Invenzione del vino (circa 7500 a.C.), la puntata n. 3 di Dal Paleolitico a Palasciania. Undici salti in accelerazione geometrica lungo la storia dell'Homo sapiens sapiens, undicesimo festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia.

La puntata n. 4 (vedi qui) si terrà – sempre gratis – domenica 28 gennaio alle ore 18.57 a Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici 6), e si intitolerà Età del bronzo. Emancipazione della scrittura dalla contabilità (circa 2700 a.C.).

La puntata n. 3, intanto, è consistita in una lezione-spettacolo – più una sessione di laboratorio da vasai neolitici – durante la quale si sono trattati i seguenti argomenti:

Paleolitico: un ultimo racconto
Circa 10.000 a.C., grotta del Romito (Papasidero, Calabria): un giovane malformato ma amato, «Romito 2», vive assistito dalla comunità; morto, viene sepolto insieme con una donna, con la testa appoggiata sulla di lei spalla, postura inusuale nelle sepolture (vedi qui).

Mesolitico
— Circa 9700 a.C.: a tale data risale il più antico esempio dell'utilizzo di fiori per onorare i morti (vedi qui). Ma soprattutto ha termine la glaciazione Würm, e con essa il Pleistocene; inizia l'Olocene (ancora in corso nel 2018); e nella cronologia non geologica, ma umana, termina il Paleolitico e inizia il Mesolitico. Risale il livello del mare. Le steppe e praterie dell'Eurasia vengono in buona parte occupate dalle foreste; non più grandi madrie di erbivori. Il clima più mite e la caccia spazzano via mammut, cervi giganti, tigri dai denti a sciabola ecc., mentre la popolazione umana si incrementa. Si trovano ora distinte le cinque razze umane: caucasoide, negroide (divisa in congoidi e capoidi), australoide, mongoloide e, da essa derivata, amerindioide. Nel Mesolitico si ha fra l'altro la domesticazione del cane, come aiuto per la caccia. Innovazioni tecniche: scure, barca, slitta. Già da prima dell'Homo sapiens vi era l'uso di macinare i semi. Per la conservazione del cibo, e la sua cottura, vengono fabbricati dei vasi in argilla. Alcune popolazioni continuano la vita nomadica, altre diventano sedentarie. Secondo Jacques Cauvin, alla sedentarizzazione avrebbe contribuito la religione, col suo indurre gli uomini ad adunarsi a fini celebrativi.
— Circa 9500 a.C.: la più antica festa documentata (vedi qui); fu in onore della sepoltura di un'anziana, forse la sciamana del villaggio.
— Circa 9500 a.C.: il più antico tempio in pietra finora rinvenuto, nel sito di Göbekli Tepe (Turchia).
Costruzione del tempio di Göbekli Tepe.
— Circa 9000 a.C.: il più antico granaio finora rinvenuto (vedi qui). Da questa stessa epoca si trova attestato l'allevamento di pecore e capre. (Differenza tra la coda della pecora e quella della capra: la prima punta in basso come, nella Scuola d'Atene di Raffaello, il dito di Aristotele; la seconda fa come il dito di Platone.) Il loro latte, nell'alimentazione umana, era riservato probabilmente ai bambini, non essendo ancora intervenuta in alcuna razza umana la mutazione genetica consentente la persistenza dell'enzima lattasi in età adulta (vedi qui), come che sia, è anche probabile che il latte venisse consumato più che altro sotto forma di yogurt, burro e formaggio (vedi qui).
— Circa 8000 a.C.:, Nataruk (Kenia): il più antico massacro umano documentato (vedi qui). Da questa stessa epoca si trova attestata, in alcune regioni dell'Asia sudorientale, la domesticazione del gatto.

Dal Mesolitico al Neolitico
Il Mesolitico e il Neolitico si sovrappongono: in alcune regioni persiste il Mesolitico mentre in altre già fiorisce il Neolitico, da nuove tecnologie come la ceramica (attestata dall'8000 a.C.) e l'arte di lavorare la pietra non più per scheggiatura ma per levigatura, e soprattutto dal passaggio (causa probabile: l'incremento della popolazione umana) da un'economia di predazione (caccia e raccolta) a una di produzione (allevamento e agricoltura), il che comporta la nascita del villaggio.


Dalla tribù nomade al villaggio
Nel villaggio, l'unità sociale principale non è più la comunità intera (come nella vecchia comunità di cacciatori-raccoglitori, totalmente cooperante) ma la famiglia nucleare. Nasce la repressione sessuale: per controllare l'attività procreativa, le donne vengono definitivamente sottomesse; vengono fissati ruoli sessuali rigidi; il rapporto omosessuale viene reso tabù, in quanto uscente dalla logica del dominio uomo/donna (tutto ciò nella teoria di Lewis Morgan rivisitata da Elio Modugno). Intanto le capanne non sono più ripari provvisori per singoli o gruppi variabili. Nasce un nuovo rapporto con lo spazio, e di conseguenza il concetto di proprietà; iniziano le disuguaglianze; i più ricchi hanno case più grandi. Il crescere della competizione interna alla comunità dà luogo a relazioni sociali più complesse e al bisogno di stabilità, quindi di specialisti nell'arte del governo. Il surplus di produzione conseguente all'attività agricola consente il sorgere sia di tali figure, sia di figure del pari specialistiche come gli artigiani, nonché la realizzazione di opere pubbliche.

Ricostruzione di un interno neolitico. Vedi qui.

Ingegneria genetica ante litteram
La coltivazione di esemplari vegetali che presentavano caratteristiche vantaggiose per l'uomo (per es. cereali con chicchi più grossi) finì con l'alterare il patrimonio genetico di quelle specie; lo stesso accadde con gli animali e il loro allevamento (per es. venivano selezionati gli esemplari più piccoli e mansueti). Questa «selezione artificiale» fu, al principio, inconsapevole.

Dall'agricoltura all'astronomia
Le otto principali specie vegetali domestiche del Neolitico: leguminose: lenticchia, pisello, cece, veccia; graminacee: farro dicocco, farro monococco, orzo; linacee: lino. L'agricoltura stimolò l'osservazione del cielo, non solo quanto a fenomeni atmosferici ma anche quanto al moto degli astri, per distinguere meglio le stagioni ecc.; ond'ecco i primi calendari.

Invenzione del vino
La Vitis vitifera si sviluppa intorno al 7500 a.C. nella regione subcaucasica (future Armenia e Georgia), dove, proprio in riferimento a questo, il racconto biblico del Diluvio universale colloca l'approdo dell'arca di Noè, mitico inventore del vino. Il vino, più che inventato, probabilmente fu scoperto: l'uva veniva raccolta come un qualsiasi frutto zuccherino, e il succo rimasto sul fondo di un vaso che la conteneva fermentò. Fermentazione che sarebbe diventata più facile grazie allo sviluppo dell'arte della ceramica.


Laboratorio ceramico o quasi
Per risparmiare tempo si è rimandato alla puntata sull'età classica il capitolo sul dionisiaco, si è ridotto il capitolo sulle «delizie e delitti» del vino a tre rapide raccomandazioni più o meno paternalistiche – (1) non bevete se dovete guidare; (2) anche se non guidate, non bevete se siete troppo giovani, soprattutto donne; (3) anche se non siete più giovani, evitate gli eccessi – e si è ridotto il capitolo filosofico a una domanda (gli animali e le piante sono stati creati per servire l’uomo? o magari l’uomo è stato creato per servire il gatto? o nessuno è stato creato per servire ad alcunché?) cui il pubblico ha fornito qualche risposta lampo. Si è quindi, a bella chiusa, tenuto un simpatico laboratorio «ceramico o quasi» da vasai neolitici (al posto dell'argilla si è usato un impasto di sale, farina e acqua); eccone a documento, qui di séguito, sei fotografie.



Questa foto è di Mario Ventriglia; di M.P. le altre cinque.



9 gennaio 2018

Storia, filosofia, vino e ceramica

Comunicato stampa sulla puntata n. 3 di Dal Paleolitico a Palasciania. Vi preghiamo di pubblicarlo ovunque; e grati vi saremo, in eterno e all'estremo.


Dopo averci guidato per un'Europa devastata dai ghiacci della glaciazione Würm – nelle cui grotte, splendidamente decorate dai primi esempi d'arte al mondo, resteranno irrisolvibili misteri quali quello dell'uomo-uccello di Lascaux – l'undicesimo festival-laboratorio palascianiano di scienza, filosofia, poesia, arti varie, gioco e umana armonia "Dal Paleolitico a Palasciania. Undici salti in accelerazione geometrica lungo la storia dell'Homo sapiens sapiens" approda alla sua puntata n. 3, che – evocando paesaggi assai più verdi, e animati dalle prime attività agricole – si terrà domenica 14 gennaio alle ore 18.57, stavolta presso Palazzo della Gran Guardia (Capua, piazza dei Giudici 6), vedendo dunque per l'occasione l'Accademia Palasciania nuovamente in collaborazione con la Pro Loco di Capua. Ingresso gratuito, come sempre.

L'incontro consisterà in una lezione-spettacolo di Marco Palasciano, integrata da un laboratorio di ceramica (o quasi) e giochi vari, che avrà come tema di partenza il vino – come è facile intuire dal titolo "Neolitico. Invenzione del vino (circa 7500 a.C.)" – e relative delizie e delitti, per poi volgersi fra l'altro alla sfera del dionisiaco (o meglio ipersfera, dove il basso della pulsione animale diviene tutt'uno con l'alto dell'idea di divino) nonché alla questione religioso-filosofica del ruotare della natura e delle sue risorse – più o meno inebrianti – intorno all'uomo, o al gatto, o a cosa, o a nulla.

Ricordiamo che è possibile inserirsi in qualsiasi momento del percorso, senza necessità di aver seguìto le puntate precedenti, i cui resoconti si troveranno in palasciania.blogspot.it come pure il programma completo di "Dal Paleolitico a Palasciania" e gli annunci di altri eventi palascianiani. Tra i quali, a proposito di vino, uno inclusivo di degustazione a cura della Vigna delle Ginestre – azienda produttrice di Lacryma Christi del Vesuvio DOP – si terrà in Aversa, a Palazzo Cascella, in data da definire; ma già il 14 gennaio a Capua, conclusa la puntata, si avrà una microdegustazione, in occasione della consueta cena comunitaria.