23 dicembre 2009

La sintesi di Dante e del barocco

MARCO PALASCIANO

DOPPIO SONETTO PER IL COMPLEANNO
DELL’AMICA DECANA DEL POETA


23 dicembre 2009




I


L’alto splendor dei tuoi flautati innesti
nel tempospazio, Inès inestimabile,
mi inestàsia il pensiero (oh, questa labile
membrana che preserva dagli incesti

subconscio e iperuranio!) e nei tuoi gesti
agnosco il velle che da innumerabile
copia d’eoni ingegna ogni formabile
forma, piú che in quei d’altri umani o bestî

nitido; e amor s’accende nel mio sangue,
cosí com’il calcagno d’Euridice
cosse brusco brucior percosso l’angue,

e il dolce tòsco corre la pendice
che dal capo e il capir va al cuore e al cuocere,
e tutt’ardo, e null’altro mi può nuocere.



II


Oh se un altro mortale, meno morto
al richiamo pandèmio della carne
che me, potesse scorgere, ed astrarne
quel che ne astraggo, ciò che in te i’ ho scorto!

Com’egli, non curando il dritto e il torto,
al tuo dosso verrebbe, a sbrano farne
da manco un osso agli altri can lasciarne!
Non io, che nave son da uranio porto.

Cosí, Ïnès, amor di te mi prende
tale che a te non voglio prender nulla,
qual zucchero all’enzima onde s’accende;

già tutto m’impoëti, e vie men brulla
fai la mia vita, e dolce al par del dolce
che i candelin cui mo soffi soffolce.


19 dicembre 2009

Il venticinquennale del gran diario

Stappiamo lo spumante! Oggi, sabato 19 dicembre 2009, ricorre il venticinquesimo anniversario dell'inizio del Diario di Marco Palasciano, Presidente della nostra Accademia, che ne intraprese la stesura a sedici anni e mezzo: giusto l'età in cui la formazione del cervello termina, e diventa possibile la speculazione filosofica.

Il frontespizio del Diario di Palasciano reca il motto:


LA DISCIPLINA È UN INSULTO ALLA RAGIONE
ED È UN DELITTO CONTRO LA FANTASIA.

(Seguirono, difatti, venticinque anni di disordine meraviglioso; talché oggi, se uno gli domanda: «Chi sei? Che fai?», rispondere non sa.)

Questa la storica pagina 1, del 19 dicembre 1984, dove si tratta d'occhi e di colombe:


Questa, di poco successiva, la notazione d'un sogno, precisamente del 9 gennaio 1985:

Nel 2009, un frammento del Diario – sulla mattina del 2o dicembre 2008 – è stato pubblicato, con il titolo Starobinski alle undici, in apertura del volume collettaneo Napoli per le strade, ed. Azimut, a cura di Massimiliano Palmese, dove a pagina 12 si trovano due illustrazioni tolte dal medesimo Diario tra cui questa che segue, che è la rappresentazione bidimensionale dello spazio ipercubico delle configurazioni – cercando la piú alta simmetria – di un insieme ordinato di quattro elementi a due stati:


Molte altre, e maggiori, meraviglie potrebbero scannarsi e qui postarsi; ma l'imbarazzo della scelta è enorme. Più tardi pubblicheremo forse qualche testo.

Diremo intanto qui che i materiali di cui è composto questo immenso Diario, destinato a futura conversione in Enciclopedia* da parte dello stesso Palasciano, spaziano tra biografia e onirografia, tra notizie amicarie e commentari socio-antropologici, tra appunti d'etica e di filosofia teoretica, tra ruote concettuali e diagrammi astronomici, tra scoperte matematiche e giochi enigmistici, tra impennate liriche in versi sciolti e in rima, tra prose d'arte e spunti letterari, tra soggetti teatrali e cinematografici, tra abbozzi di partiture musicali e di progetti architettonici, tra numeri miniati e altri disegni, ecc. ecc. ecc.

Palasciano in convegno a Castel dell'Ovo, 1° aprile 2006. Sulla destra,  tra
libro e cellulare, si nota uno dei
quadernetti di annotazioni citati qui sotto.

Il Diario attualmente occupa cinque scaffali, constando di circa 45.000 pagine distribuite in 411 quaderni di elaborato più 59 quadernetti di annotazioni da elaborare per colmare diverse lacune – grovieranti gli ultimi sei anni – dovute alla vita frenetica tipica dell'artista multidisciplinare non disciplinato.

Al quale, come doni da festeggio, saranno molto graditi quaderni nuovi, a righe o senza rigatura alcuna, che chi potrà gli donerà oggi stesso; altri alla Festa dell'Amicarium; altri ancóra il 21 gennaio 2010, giorno del cinquecentesimo complemese di Marco Palasciano.



* Come dettagliatamente spiegato nel corso del seminario Palasciano scrittore: dalla dialettica tra immaginazione e conoscenza alla letteratura come progetto enciclopedico, tenutosi a Napoli nell'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Federico II il 15 maggio 2009.

17 dicembre 2009

Se la Chiesa oscureggia, noi lumiamo


— Non capisco perché la gente vada ancora appresso alla religione, dopo l'Illuminismo — sospirava candidamente, l'altro giorno, un nostro gentile accademico.

Candidamente, o meglio eburneamente, o meglio eburneaturre; giacché chi così parli, a men che sia per ludus, mostra di non conoscere la vita degli uomini comuni, per i quali l'usar la propria testa per pensare è cosa meno naturale che il farla usare come poggiapiedi da qualsiasi tiranno e ciarlatano; e la storia non è puro progresso.

Oggi ci giunge, e punge, notizia delle parole di Sua Eccellenza Javier Lonzano Barragan, cui già ci immaginiamo quanti chrétiens annuiranno acritici e co-irresponsabili; parole che, lungi dall'essere candide o ludiche, atèrrime oscureggiano, e fanno detumescere lo spirito per la loro vietaggine/vuotaggine (cioè, stamm' ancòr' a chest'?): «Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell'adolescenza».

Parole che stragrondano ignoranza, poiché il citato cardinale
ignora – o, peggio, finge d'ignorare – che la teoria del malsviluppo identitario come causa dell'omosessualità è completamente superata.

L'omosessualità difatti non ha cause, in realtà, non essendo altro che eros, e l'eros essendo uno degli elementi fondamentali dell'arena cosmica, e tali elementi non avendo alcun fondamento se non in sé stessi, come lo stesso aggettivo «fondamentali» lascia bene intendere.

(Ciò ci insegna il Maestro Palasciano; o meglio insegnerebbe, giacché per sua grandissima modestia non si ritiene in grado d'insegnare; ma noi traiamo insegnamento per conto nostro dai suoi distratti e aprogrammatici discorsi, tra una peripatata ed un convito, e li stipiam nel libro della mente.)



La questione dell'omosessualità è una cartina di tornasole esemplare, come anche la questione della fede religiosa. Chiunque neghi dignità all'amore omosessuale non può essere una persona dall'etica integra, così come chiunque creda alle favole non può essere una persona dall'intelligenza integra. Semplice, ma vero!

L'Accademia Palasciania, severa ma amorosa, compatisce fraternamente quelle persone sfortunate la cui etica e intelligenza patiscono, al momento, le deficienze dianzi descritte; ed auspica che possano guarirne, un aureo giorno; e a tale proposito, offre da sempre la propria consulenza gratuita per aiutarle ad affrettare la loro liberazione dalla fede, o dall'omofobia, o da ambedue, o da qualsiasi altra piaga dello spirito o dell'intelletto che renda le loro vite troppo vuote d'amore, o troppo piene d'illusione, e che sia a noi possibile contrastare, con le armi della ragione e della poesia.

Non c'è difatti testa tanto indebolita dal bombardamento memetico dei ciarlatani che non possa rialzarsi, se esposta alle adeguate irradiazioni di un pensiero sano, il cui tocco armonizza per catalisi (vedi enzimi); poiché la forza che anima ogni anima è infinita, o non si avrebbe vita, e di una minima favilla si può fare un sole; serve solo speranza e chi la dia, non però la speranza in alcun dio che ti premii del tuo integro vivere, che è già di per sé il tuo premio.

Sonetto genetliaco ed igneo ed acqueo

MARCO PALASCIANO


SONETTO
PER IL COMPLEANNO

DI LUCA IAVARONE



17 dicembre 2009


aster
O Luca, Luca! ben ti luca l’alma
come candela lenta al suo consumo
che prima di cacciar consunta fumo
veda molt’acqua transitare calma

sotto il suo fuoco, messa come palma
a fare con il suo candente impiumo
fruttifero ornamento ond’io m’allumo
e ognun che s’un tal lume il guardo spalma.

O Luca, Luca! l’alma ben ti luca
e sia un tal lume faro a chi per l’acque
dell’arte fa natar la sua feluca

e senza il genio tuo né il mio si nacque.
Spengasi ratta invece ogni candela
ch’orna la torta che tua età rivela.

14 dicembre 2009

La Napoli dei nuovi narratori

Oggi in Napoli si è tenuto presso il Teatro Nuovo, per la serie L'arte del racconto, il reading diretto da Roberto Azzurro I nuovi narratori, dedicato agli autori della raccolta di racconti Napoli per le strade, ed. Azimut. L'evento, coprodotto da Teatro Nuovo e Medea.net a cura di Massimiliano Palmese, ha goduto del contributo della Regione Campania. Così sei attori, Antonio Agerola, Roberto Azzurro, Pietro Pignatelli, Ivano Schiavi, Marco Sgamato, Imma Villa hanno dato lectura di:

■ 5 racconti interi di Alessio Arena, Luca De Pasquale, Marco Marsullo, Massimiliano Palmese (curatore del volume), Massimiliano Virgilio;

■ 5 frammenti da racconti di L.R. Carrino, Maurizio de Giovanni, Peppe Fiore*, Marilena Lucente, Marco Palasciano;

■ e niente di niente dei poveri 11 altri autori di Napoli per le strade Stella Cervasio, Fabrizio Coscia, Carla D'Alessio, Francesco Forlani, Antonio Iorio, Simone Laudiero, Giusi Marchetta, Paolo Mastroianni, Rossella Milone, Davide Morganti, Angelo Petrella.

«Questo è un momento molto felice per la narrativa napoletana», dichiara intanto il buon Palmese. «Dal 2006, che vede l’uscita di Gomorra» (e anche, aggiungiamo, del complementare Prove tecniche di romanzo storico), «ha esordito tutta una generazione di nuovi scrittori napoletani, tanto che qualche critico si è spinto a dire che Napoli non ha mai avuto un momento così ricco di buona letteratura».


      

E a proposito della possibilità o meno di un confronto dei rispettivi capolavori d'esordio di Saviano e di Palasciano, tra il meriggio e la sera del 18 settembre 2006 vi fu un grazioso scambio di commenti nel blog «Nazione Indiana»; di cui qui, cogliendo l'occasione, riportiamo l'essenziale.

D.B.: «Il romanzo di Palasciano affonda nell’esperienza giacobina del 1799, nel suo romantico illuminismo. In ciò tiene qualcosa del Cuoco, ma solo nella pars denstruens-critica, mentre non segue il Cuoco su una presunta superiorità vichiana del Sud. Se le radici (alcune) del disagio attuale fossero in quella svolta? Allora sarebbe interessante mettere a confronto Babele con Gomorra, Palasciano con Saviano».

Al che Maria Valente replicava: «Dio mio! mettere a confronto un Saviano, che ha fatto della letteratura una macchina da guerra, con un Palasciano che fa della storia del Regno di Napoli una regal cornice per il suo santissimo prozio… mi girano davvero le palle».



Maria Valente che sfoglia incredula le Prove tecniche di romanzo storico di Marco Palasciano.
No, scherzavamo, è Salieri che sfoglia le partiture di Mozart in Amadeus di Milos Forman, 1984.

E Francesco Forlani, più oculato: «Anche a me piacerebbe un dialogo tra i due. Ma non nella contrapposizione Saviano (Sciascia, Rousseau, Voltaire) vs Palasciano (Diderot, Sterne), quanto nella preoccupazione di entrambi di attraversare la storia. E nell’utilizzo, che credo di aver colto nelle due opere, di un dispositivo di tipo “polifonico”. Un polifonico anche linguistico in Palasciano, e più narrativo in Saviano soprattutto nella sovrapposizione dei diversi piani (ricerca della verità, analisi politica, storie dei personaggi ecc.). Detto questo, dalla prima lettura avvenuta su “Nazione Indiana” del Palasciano avevo immediatamente pensato all’ultimo grande drammaturgo napoletano, Annibale Ruccello. In questo senso avevo parlato di mise en scène comme une mise en abîme».



* Il cui racconto però, alla cerimonia del Premio Girulà, fu l'unico di cui venisse data lectura.

12 dicembre 2009

Cortesie monorime tra accademici

In fèisbuc un nostro alto accademico ha dedicato a un altro la lirica che segue; per noi deliziosa, e degna d'esser quivi riportata, in quanto esempio di componimento monorimo.


Gianluca! ti ho pensato e ti ripenso,
e il mio pensiero, essendo io vate, è immenso;
mentre s'io fossi water sarìa denso
di cose tal, ch'è meglio che non penso.
Ma nel pensare a te, che hai miglior censo,
te che la vita ha travagliato e offenso,
il pensier che mi vien non è melenso,
ma dolcemente serio come incenso.
E il mio pensarti, come dissi, è intenso;
ma non gravato da sensuale senso,
né certo ad alcun crimine propenso,
ed anzi senza un filo di scompenso.
Io, sì, talvolta l'ego m'autoincenso,
e mi sento un pochin Camillo Benso
di Cavour, ricercando altrui consenso
a rendere il reame mio più estenso.
Ma nel contempo, a questo dà compenso
l'amore fraternale che dispenso
a chi ricerchi un'oasi di buonsenso
in questo mondo pieno di nonsenso.
Sebbene io viva un po' nel controsenso,
con quel che ho detto non sarai in dissenso,
penso; e pensando te già a darmi assenso,
qui d'un abbraccio alfin ti ricompenso.



11 dicembre 2009

Un omaggiato omaggia il suo omaggiante

Un nostro gentilissimo accademico, Nicola Legatore, ha creato in fèisbuc il gruppo A Natale il miglior dono è un libro, il miglior libro è quel del Palasciano, dedicato al romanzo di Marco Palasciano Prove tecniche di romanzo storico; al che per ringraziarlo il nostro Presidente gli ha dedicato, rapido, un sonetto. (E altrove ha commentato: «Son ben commosso, Legatore, grazie. / Ti benedican Venere e le Grazie».)



SONETTO GRATULATORIO
A NICOLA LEGATORE DA PISA


Queste sì son sorprese, ed io mi sciolgo
in lacrime di gratitudo estrema,
e in sul ciglio la lacrima che trema
col flesso e tremulo indice raccolgo.

D'una tale emozion tutto m'avvolgo,
ch'ivi la mente mi diventa scema,
scemandosi in due vie, l'una che rema
verso il «gioisco» e l'altra verso il «dolgo».

Dolore m'è che questo libricino
la diffusion che merta ancor non abbia;
ché, non essendo merda, non si vende.

Gioia m'è il caldo gesto tuo, buon Lino,
che mi consola della fredda rabbia
ch'al veder le classifiche mi prende.

9 dicembre 2009

Percorsi che si sanno ormai a memoria

Novissima replica, e ormai davvero sono innumerabili, del polittico storico teatrale di Marco Palasciano Le strade e le storie di Capua. Dialogo didascalico in otto quadri dove i vivi parlano coi morti. L'appuntamento è alle ore 12.00 di domenica 13 dicembre 2009 in Capua, a Palazzo Lanza (corso Gran Priorato di Malta 25). Attori de La Mansarda. Il tutto a cura dell'associazione Architempo, che come sempre cela il barocco e lugubre titolo del testo dietro un anodino e apocrifo I percorsi della memoria, titolo dell'evento. Per veder quattro foto da una vecchia rappresentazione clicca qua.

4 dicembre 2009

Museo d'arte contemporanea a Capua

Lietamente segnaliamo che sabato 5 dicembre 2009, alle ore 18.00, si inaugurerà in Capua, in via Asilo infantile 1, presso l'ex chiostro dei Carmelitani, il Museo civico d'arte contemporanea Terra di Lavoro e annessa Cittadella dell'arte, con artisti tra i quali per esempio il nostro colendissimo Socio Ornamentale Angelo Maisto. Nelle foto qui sotto, due sue opere: un dipinto, La bàlia, e una ludoscultura, il Pipacòttero. Accompagniamo le immagini con due frammenti da un saggio critico di Marco Palasciano, Miti e mostri del mondo maisterioso, che s'allegò a un catalogo:


Fondamentale nella mitologia maistiana è la balia.

Questo tragico essere è privo non solo delle zampe posteriori, ma di una posterità: è condannato a divorare le sue stesse uova, a mano a mano che le depone; e di ciò piange, ma non può fermarsi.

Diversamente che con la proverbiale gallina, ci troviamo di fronte a uno statuto genealogico certo: certamente è venuta prima la balia e poi l’uovo, giacché da nessun uovo nascerà una nuova balia.




Altrove una bianca sfera, essere perfetto, esiliata nel nostro mondo si corrompe: perde la capacità di volare e, disperata, tenta di assumere forma d’uccello, attraendo a sé scarti di vita (le sue gonadi furono il sonaglino di un nipotino dell’artista; il ferro che collega le sue zampe, pezzi di mobiletto tolti all’immondezzaio, è souvenir – ve lo giuro – di un’operazione al femore d’una zia): e diviene un pipacottero.

3 dicembre 2009

Stendiamo un velo michelangiolesco

astronavedipietraRiportiamo un istruttivo scambio di commenti avvenuto in un blog altrui (che qui indicheremo col nome fittizio di Accademia Volterriana, come fittizio è il nome Daniella Ricciarelli*), in una pagina dedicata all'hoax della scorsa estate sulla presunta comparabilità di Marte alla Luna il 27 agosto 2009. Il nostro commento finale, del 22 novembre, è stato censurato dall'amministrazione, la quale, essendo di episteme avversa, non ha voluto pubblicarlo; successivamente, essa ha abraso anche tutti gli altri commenti, e loro e nostri, come gentilmente preannunciato. Ma tutto noi resuscitiamo qui, a vostro beneficio pedagogico.




ACCADEMIA PALASCIANIA

21 agosto
Vedasi anche in proposito l'articolo Marte sbalzato via dalla sua orbita?: http://palasciania.splinder.com/post/21155148

Marco



ACCADEMIA VOLTERRIANA
23 agosto
Penso sia di cattivo gusto sponsorizzare e pubblicizzare il proprio sito sulle pagine di altri. Ti invito ad evitarlo in futuro. Qua non siamo un forum spam, siamo un sito serio.
Daniella Ricciarelli



ACCADEMIA PALASCIANIA

18 novembre
Gentile Signora o Signorina Ricciarelli,
oggettivamente ancor piú di cattivo gusto, ogni anima informata converrà, è definire spam la segnalazione (per giunta pertinentissima all’argomento del 27 agosto) del post d’un sito alto e nobile quale è quello in questione, equiparandolo ai tanti bassi e vili ciarlodromi che affoscano la rete. Il blog dell’Accademia Palasciania è un veicolo di luce, un teatro culturogeno di rara qualità epistemica, poetica e morale; e se Voi foste venuti lí a linkarVi, noi, poiché siamo attenti e umili e gentili, non Vi avremmo tacciato certo di spammatori, ma Vi avremmo ringraziati del contributo. Quello che Ella avrebbe dovuto fare, anziché insultarci. Questa non è serietà, ma seriosità che si mostra o vuol mostrarsi miope e occlusa, vale a dire priva di afflato umanistico, di curiosità scientifica, di generosità fraternale e spinta comunicativa. Non giudicate se non volete essere giudicati, come disse non ricordo quale poeta o uomo di spettacolo. Soprattutto se il Vostro giudizio ha da essere cosí epiteliale. Perciò non lamentateVi, ora, del nostro giusto rimprovero. Ci è stato inferto un microdispiacere, con quelle due fredde e perentorie righe; tardi ce ne accorgiamo, ma nondimeno riteniamo doveroso rispondere; ed ecco fatto. Spero che l’averLa messa dinanzi al Suo errore valga a indurLa al necessario pentimento, per la Sua pace, e confidando in questo La saluto con ogni cordialità.

Marco Palasciano
Presidente dell’Accademia Palasciania


ACCADEMIA VOLTERRIANA

20 novembre
Egregio Signore, nessuno vuole offendere, ma vogliamo chiamare le cose per quello che sono e non camuffarle. Mi sembra evidente che tra le sue di parole naviga un filo di altezzosità al quale non intendiamo rispondere. L'unica cosa che ci limitiamo a fare è in merito alla citazione «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; ...» è di Gesù e non di un poeta o un uomo di spettacolo, Vangelo di Luca 6, 27-38.
Abbiamo lasciato il suo link sui commenti per gentilezza, perchè i commenti servono ad altro: discutere sul nostro sito esprimendo opinioni nel rispetto degli altri e delle regole del sito, in merito agli argomenti trattati dall'articolo.
Il link secco è solo attività di pubblicità questo è e questo rimane, anche identificata come spam e quando un Utente ha detto questo, non ha fatto altro che spiegarle l'obiettivo dello spam cioè cercare di fare pubblicità. Sono sicuro che questo non era il suo intento vero è che abbiamo pubblicato e lasciato il suo link tra i commenti. Comunque se veramente volevate contribuire agli argomenti dell'articolo sul nostro sito potevate inserire un concetto, una vostra opinione, che poi rimandava ad una più completa trattazione sul vostro sito, di questo tipo di contributi siamo sempre grati agli utenti e volentieri li pubblichiamo.
Per le attività di scambio link ci potete contattare attraverso il menù del sito.
Poichè non vogliamo ospitare litigi tra utenti, che poi sfociano in offese vere o velate, questa serie di commenti resterà pubblicata per un tempo limitato.

L'Amministrazione


ACCADEMIA PALASCIANIA

22 novembre
La ringrazio vivamente della premura, né possiamo non apprezzare la complessiva gentilezza del presente sito. In onestà tra link «secchi» a un articolo, e il copiare e incollare il suo testo par pari da un blog a un altro, non ci pareva fosse differenza se non che la prima è soluzione piú economica, ma ovviamente sui gusti e sui percetti non si sindaca. Nessuna altezzosità in noi, infine, noti, a chi cui siamo noti, per l’umiltà estrema con cui ci muoviamo nel mondo, sebbene in stile talora incline al ludico-pomposo. L’unica cosa che aggiungeremmo è che anche noi sempre «vogliamo chiamare le cose per quello che sono e non camuffarle», per questo sottolineeremmo (a parte la retoricità del mio «non ricordo quale», tic ereditato dall’incipit del Quijote) che alla luce e della ragione e del sentimento la persona usualmente chiamata Gesù se è esistita (e se la figura “storica” che ne è nota non è la sovrapposizione di diverse figure, parte storiche, parte mitiche, parte tolte dalle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio) era oggettivamente un poeta e, se è vero che declamasse a un pubblico e operasse pubblici prodigi di qual sia sorta, anche uomo di spettacolo a rigor di termini; tutto il resto ne è costruzione postuma, e purtroppo sovente strumentalizzata a fini non innocui; per il che la nostra Accademia che è improntata al nitore della visione come premessa necessaria al bene spirituale, e ricadentemente materiale, non perde mai occasione di ridimensionare al giusto, nella definizione, i fondamenti delle credenze umane, a onta delle sétte contingenti e loro ingerenze disumane, e a semprevalidante beneficio dell’Uomo. Se di ciò parlare Vi piace, di piú ne parleremo, ove convenga e a questo ci invitiate. Intanto ogni cordialità, fraternamente Vostro

M.P.

1 dicembre 2009

Venti pezzi per ventimila visite

Questo 1° dicembre il nostro umilissimo blog ha superato le 20.000 visite totali (il che significa una media di circa 1.818 al mese, o 60 al giorno, o 2,5 all'ora). Per festiccioleggiare, pubblichiamo – unendo qualche link – la lista delle migliori poesie di Marco Palasciano, o meglio: di quelle poesie, e di quei frammenti di poesia, del 1994-2007, da lui stesso scelti per declamarli nel corso dell'evento casertano del 29 ottobre 2009 (Genii loci. Incontro di poeti al pub Tequila, scoppiettanti di giri a diecimila), più il sonetto del 2002 per fare giusto 20.



Marco Palasciano in lectura al Tequila. Foto di Carmine Vitale.

Da Uteri accartocciati come foglie (1995): 8. Didascalia o coro per una favola in musica, inscenata sul delta dello Stige, dove vediamo confluire i detriti di diverse leggende antiche e moderne.

Incipit per una commedia ovvero Parafrasi personalizzata della prima terzina dell’«Inferno» di Dante (2001); edito su «Sud» n. 10.
In Facebook
Versione in prosa, su «Nazione Indiana»

Da Analogo in versi di un quartetto di Marco Palumbo per clarinetto, fagotto, violino e pianoforte (2007): 3. Allegro con spirito.
In Facebook

Il clavicembalo (1996).

Da Giunti al fondo di ciò che avviò Cartesio (2002): quartina da 4. Teatro dell’alienazione, ovvero il trionfo del sistema; edito in Marco Palasciano, Ventidue frammenti dal canzoniere in progress, Capuanova, 2009.
In Facebook

Mio figlio (1998).
Nel forum di Lettere moderne di Napoli

Dialogo tra un principe ed un teschio sull’amore (1998).

Da Prospero chiude il libro della tempesta (1995): 6. Siparietto shakespeariano, conchiuso in due mirabili terzine l'una anagramma dell'altra, dove Prospero e Miranda discutono di labirinti; edito in AA.VV., Una piazza per la poesia. Antologia 2007, Il Portico, 2008.
In Facebook

Stella cristallizzata, dunque morta... (1998).

Sonetto L'Alta Poesïa, il fiore luminoso... (2007).
Su «Nazione Indiana»

Da Meccanica celeste (1994-1995): 7. Mottetto per voce incredibilmente sola.

Nel frigido corpetto vittoriano (1995).

Ninna nanna (2007); edito nel citato Ventidue frammenti dal canzoniere in progress.
In Facebook

Frammento da un sonetto cestinato (2007).

Sestina II (2007).
Su «Nazione Indiana»

Sestina I (2006); edito su «Sud» n. 9.
In Facebook
Su «Nazione Indiana»


Elegia (2003).
Su «Nazione Indiana»

Delirio/desiderio, alba, infinito (2000); edito nel citato Ventidue frammenti dal canzoniere in progress.
Nel presente blog
Recitato da L.R. Carrino, videoregistrato in Facebook


Antimateria (2005).
Nel presente blog
Su «Nazione Indiana»


Da Storia di un umanesimo negato ovvero Un sonetto ed i suoi anagrammi (2oo2): sonetto «In principio...» o forse è tutto un nastro...
Su «Nazione Indiana»

Celebrazioni: ieri il gran finale

Quasi tre ore – per la gioia dei 15 scelti spettatori – è durato il convegno-spettacolo di ieri, Il cielo stellato dentro di noi, col quale si sono conclusi sia il macroevento Toccata e fuga IV sia, più macroscopicamente, le celebrazioni per il decimo anniversario della fondazione dell'Accademia Palasciania, che hanno spaziato lungo quasi tutto il 2009.



Grafico relativo al numero degli spettatori presenti a ciascuno dei nove appuntamenti di Toccata e fuga IV.


Di séguito l'elenco di tutti i piccoli e grandi eventi artistico-culturali celebratìvi del decennale (non contando le performance palascianesche svoltesi nell'àmbito di eventi non recanti il marchio dell'Accademia Palasciania, come Liriche di frontiera, Genii loci, Aperitivo con l'autore, le quindici puntate di Siamo tutti poeti laureati ecc.):


1.
Festa per il XIX Premio dell'Amicarium

Con presentazione dell'Ipersonetto de' mesi di Marco Palasciano e concertino.
Con E. Bellini, L.R. Carrino, A. Faenza, L. Iavarone, M. Palasciano.
Accademia Palasciania, Capua, 5 gennaio


2.
Simposio ludomusicale

Con G. Mandaglio e M. Palasciano. Accademia Palasciania, Capua, 1° maggio

3.
Palasciano scrittore:
dalla dialettica tra immaginazione e conoscenza
alla letteratura come progetto enciclopedico

Con F. de Cristofaro e M. Palasciano. Aula Magna della Facoltà
di Lettere e Filosofia dell'Università Federico II, Napoli, 15 maggio


4.
Celebrazione per il CCXI genetliaco
di Giacomo Leopardi

Con M. Palasciano e N. Velotti.
In collaborazione con l'Associazione Giacomo Leopardi
e col patrocinio del Centro Nazionale di Studi Leopardiani.
Libreria Treves, Napoli, 29 giugno


5.
Poesia e pornografia, feti e pianeti,
sogno e commedia, mostri e metafisica,
Dio e il papa, merda e luce, amore e strage:
Antonio Moresco
e il suo romanzo-mondo «Canti del caos»

Con C.C. Fico, A. Moresco, M. Palasciano.
In collaborazione con Cooperativa culturale Capuanova e Librerie Uthòpia.
Palazzo Fazio, Capua, 9 ottobre


6.
Donne sull'orlo dell'oracolo
Con presentazione di Notizie dalla Pizia di Viola Amarelli.
Con V. Amarelli, A. Cuccurullo, M. Palasciano.
In collaborazione con Centro di Poesia. Libreria Treves, Napoli, 22 ottobre


7-15.
Toccata e fuga
Incontri musicali intorno a un pianoforte in transito
IV edizione
Il laboratorio musicale di Marco Palasciano

In collaborazione con Cooperativa culturale Capuanova e Librerie Uthòpia.
Palazzo Fazio, Capua


7.
Concerto I

Con commemorazione di Alda Merini e Pier Paolo Pasolini. 2 novembre

8.
Concerto II

Con commemorazione di Vincenzo Bellini. 3 novembre

9.
Concerto III

Con commemorazione di Guillaume Apollinaire. 9 novembre

10.
Concerto IV
Con commemorazione di Arthur Rimbaud. 10 novembre

11.
Concerto V

Con commemorazione di José Saramago. 16 novembre

12.
Concerto VI

Con commemorazione di Annibal Caro. 17 novembre

13.
Concerto VII

Con commemorazione di Paul Celan. 23 novembre

14.
Concerto VIII

Con commemorazione di Carlo Collodi. 24 novembre

15.
Il cielo stellato dentro di noi.
Dall’astronomia all’astrologia,
dalla filosofia alla religione,
dall’immaginazione alla follia

Con commemorazione di Ippolito Nievo, Fernando Pessoa,
Jonathan Swift, Mark Twain, Oscar Wilde. 30 novembre




Da sinistra: evento 5 (foto di R. Cacciapuoti), evento 6 (foto di O. Soldati), evento 9 (foto di N. Marino).


In altro post, magari, riporteremo un sunto delle trattazioni dipanatesi in Il cielo stellato dentro di noi. Per ora aggiungiamo soltanto che, poiché a sorpresa il pianoforte non aveva ancora lasciato Palazzo Fazio, si è potuto completare il rituale del concerto VIII, che era rimasto mancante delle improvvisazioni su argomenti dati dal pubblico; e si sono avute così due ultime pièce, ispirate rispettivamente alla Pioggia e a un'Amicizia che si trasforma in amore.

30 novembre 2009

Stella stellina, il meeting s'avvicina

MARCO PALASCIANO

SONETTO
PER IL XXX COMPLEANNO

DI DOMENICO CALLIPO
SEGRETARIO
DELL'ACCADEMIA PALASCIANIA
CON DISPENSA EPISTEMICA


30 novembre 2009

aster


Ahimè, se avessi il tempo d’un sonetto!
ma non l’ho, e me ne struggo e me ne strazio;
tutto son preso dal profondo spazio,
dagli astri, dal convegno che s’è detto;

tempo non ho nemmeno d’un versetto
che dica quanto in cuore ti ringrazio
di come a tanto Amleto fai da Orazio,
Càllipo callipigio e callidetto.

E piú mi fa doler che il compleanno
sia di tal pregio; ché son trenta ormai
gli autunni ch’oggi a compimento vanno,

e oggi chissà se ti vedrò e gli auguri
far di persona ti potrò. Potrai
mai perdonarmi? Ahimè, che giorni duri!

27 novembre 2009

Gran lezione-spettacolo sugli astri

A conclusione delle celebrazioni per il decennale della sua fondazione, l’Accademia Palasciania, in collaborazione con Cooperativa culturale Capuanova e Librerie Uthòpia, presenta un convegno-spettacolo di Marco Palasciano:


Il cielo stellato dentro di noi

Dall’astronomia all’astrologia,

dalla filosofia alla religione,
dall’immaginazione alla follia

Si terrà lunedí 30 novembre 2009, ore 20.30, a Palazzo Fazio, in Capua (via Seminario 10). Ingresso libero.

Il titolo dell’evento motteggia il motto di Kant «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me». Palasciano intratterrà il pubblico su temi ora scientifici ora fantastici, come il significato attribuito dall’astrologia ai diversi corpi celesti, sui quali si proiettano le caratteristiche dei principali dèi dell’antichità; e ogni dio era in origine null’altro che metafora di una delle componenti della condizione umana, artificio poetico poi trasformatosi in credenza. Si parlerà anche di lunatici e viaggi sulla luna, della scoperta del pianeta di re Giorgio e del declassamento di Plutone, di astrofilia e astrofobia e altro ancora.

Vi saranno, tra l’altro, intermezzi di lettura creativa da Ippolito Nievo, Fernando Pessoa, Jonathan Swift, Mark Twain, Oscar Wilde (uniti da un filo misterioso che si svelerà alla fine), dei quali si reciteranno brani connessi alla notte e agli astri, argomento base del convegno; argomento che è lo stesso che ha trionfato al termine del torneo musicale in cui si sono sfidati 16 argomenti* a rappresentare il mondo, Toccata e fuga. Incontri musicali intorno a un pianoforte in transito, IV edizione: Il laboratorio musicale di Marco Palasciano. Il pianista ha improvvisato le musiche ispirandosi a quelli, via via scelti a caso dagli spettatori estraendo biglietti da un’urna. Le sonate derivate hanno duellato tra loro lungo otto concerti in quattro settimane, il pubblico decretando di volta in volta quale argomento ispirasse la musica migliore: su tutti, infine, Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti. Da cui il presente convegno-spettacolo, come da regolamento.



Manifesto del convegno-spettacolo in questione. In verità il manifesto "vero", quello affisso per Capua in una decina di copie, al posto della foto di Marco Palasciano tra le stelle presentava un'altra illustrazione: una testa di manichino con un'apertura nel cranio attraverso la quale si vedeva un cielo stellato, contenuto nel cranio stesso in luogo del cervello. Illustrazione altrui, pescata via motore di ricerca, e per il cui utilizzo non sapevamo come chieder l'autorizzazione; perciò, per prudenza, censurata, a produr questa versione ch'esibiamo nell'eternante web.

* I seguenti:


25 novembre 2009

Tra Pinocchio e il trionfo della stelle

aster

L'ottavo e ultimo concerto (ma non ultimo dei nove appuntamenti) di Toccata e fuga IV ha avuto 2 spettatori, che hanno decretato la classifica definitiva. Innanzitutto, per il 3° posto si sono battuti i due argomenti seguenti:

Amori angelicati, o anche un po’ sensuali

Inutilità e danno della religione, con particolare riferimento alla storia del cristianesimo

E ha vinto Inutilità e danno della religione. Poi, per il 1° posto si sono battuti questi:

Un cuore semplice

Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti

E ha vinto il Notturno. Sicché ecco finalmente il podio dei vincitori del gran torneo musicale che ha visto battersi sull'arena pianistica i sedici più poderosi argomenti del mondo (qui la lista completa):



1
Notturno con stelle e luna

e osservazione dei pianeti


2
Un cuore semplice


3
Inutilità e danno della religione

con particolare riferimento
alla storia del cristianesimo


E finalmente sappiamo quale avrà dunque da essere l'argomento del convegno-spettacolo del 30 novembre: gli astri, tra astronomia e astrologia. Per pregustarne il probabile clima, leggiucchiatevi magari, qui, il grazioso saggio palascianesco su Ferragosto e le gioie della specola. Ma sappiate che Palasciano troverà il modo di ficcar nel convegno anche Debord, Nievo, Pessoa, Swift, Twain e Wilde, perché tutti costoro il 30 novembre sono o nati o morti.

Ieri intanto nell'intervallo tra una sfida musicale e l'altra, essendo da commemorare Carlo Lorenzini in arte Collodi, nato il 24 novembre 1826, il nostro pianista-attore-ecc. ha letto un brano da Le avventure di Pinocchio contaminato, come già dicemmo, da pizzichi di Dante, Shakespeare ecc.

E vi lasciamo a leggerlo, qui sotto, e a divertirvi a riconoscer tutte le modifiche.

Illustrazioni di Enrico Mazzanti (1883), animate da www.linguaggioglobale.com.

Nel mezzo del cammin il nostro Pinocchio si ritrovò per una selva oscura: il bosco, dove disgraziatamente aveva incontrato la Volpe e il Gatto. Vide, fra mezzo agli alberi, inalzarsi la cima di quella Quercia grande, alla quale era stato appeso ciondoloni per il collo; ma, guarda di qui, guarda di là, non gli fu possibile di vedere la piccola casa della bella Bambina dai capelli turchini.
Allora ebbe una specie di tristo presentimento, e datosi a correre con quanta forza gli rimaneva nelle gambe, si trovò in pochi minuti sul prato, dove sorgeva una volta la Casina bianca. Ma la Casina bianca non c’era piú. C’era, invece, una piccola pietra di marmo, sulla quale si leggevano in carattere stampatello queste dolorose parole:
 QUI GIACE
LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
MORTA DI DOLORE
PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO
FRATELLINO PINOCCHIO
 Come rimanesse il burattino, quand’ebbe compitate alla peggio quelle parole di colore oscuro, lo lascio pensare a voi. Cadde bocconi a terra, come corpo morto cade, e coprendo di mille baci, Lesbia, e ancora mille quel marmo mortuario, dètte in un grande scoppio di pianto. Pianse tutta la notte, e la mattina dopo, sul far del giorno, piangeva sempre, sebbene negli occhi non avesse piú lacrime: e le sue grida e i suoi lamenti erano cosí strazianti ed acuti, che tutte le colline all’intorno ne ripetevano l’eco. Forsennato latrò sì come cane; tanto il dolor gli fé la mente torta.
E piangendo diceva:
— Urlate! Urlate! Urlate!… Oh, siete tutti uomini di pietra! Avessi io le vostre lingue e occhi, farei squarciare la volta del cielo! Se n’è andata per sempre… O Fatina mia, perché sei morta?... perché, invece di te, non sono morto io, che sono tanto cattivo, mentre tu eri tanto buona?... Spèzzati, cuore mio!… Ah, che pietà! E il mio babbo dove sarà? O Fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, ché voglio stare sempre con lui, e non lasciarlo piú! piú! piú!... Nevermore, nevermore, nevermore!... O Fatina mia, dimmi che non è vero che sei morta!... Perché dovrebbe un cane, un brocco, un topo avere vita, e tu neppure un soffio?… Se davvero mi vuoi bene... se vuoi bene al tuo fratellino, rivivisci... ritorna viva come prima!... Non ti dispiace a vedermi solo, abbandonato da tutti?... Solo, abbandonato in questo popoloso deserto che appellano Parigi, che spero or piú? che far degg’io? Se arrivano gli assassini, mi attaccheranno daccapo al ramo dell’albero... e allora morirò per sempre. Che vuoi che io faccia qui solo in questo mondo? Ora che ho perduto te e il mio babbo, chi mi darà da mangiare? Dove anderò a dormire la notte? Chi mi farà la giacchettina nuova? Oh! sarebbe meglio, cento volte meglio, che morissi anch’io! Sí, voglio morire! Morire, dormire… nient’altro; e con un sonno dire che noi poniam fine alla doglia del cuore, e alle mille offese naturali, che son retaggio della carne; è un epilogo da desiderarsi devotamente, morire e dormire! ih! ih! ih!...
E mentre si disperava a questo modo, fece l’atto di volersi strappare i capelli: ma i suoi capelli, essendo di legno, non poté nemmeno levarsi il gusto di ficcarci dentro le dita.
Intanto passò su per aria un grosso Colombo, il quale soffermatosi, a ali distese, gli gridò da una grande altezza:
— Dimmi, bambino, che cosa fai costaggiú?
— Non lo vedi? piango! — disse Pinocchio alzando il capo verso quella voce e strofinandosi gli occhi colla manica della giacchetta. — Lascia ch’io pianga la cruda sorte...
— Dimmi — soggiunse allora il Colombo — non conosci per caso fra i tuoi compagni, un burattino, che ha nome Pinocchio?
— Pinocchio?... Hai detto Pinocchio? — ripeté il burattino saltando subito in piedi. — Pinocchio, son io!
Il Colombo, a questa risposta, si calò velocemente e venne a posarsi a terra. Era piú grosso di un tacchino.
— Conoscerai dunque anche Geppetto! — domandò al burattino.
— Se lo conosco! È il mio povero babbo! Ti ha forse parlato di me? Mi conduci da lui? ma è sempre vivo? rispondimi per carità; è sempre vivo? o non viv’elli ancora? non fiere li occhi suoi lo dolce lume?
— L’ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare.
— Che cosa faceva?
— Si fabbricava da sé una piccola barchetta, per traversare l’Oceano. Quel pover’uomo sono piú di quattro mesi che gira per il mondo in cerca di te: e non avendoti potuto mai trovare, ora si è messo in capo di cercarti nei paesi lontani del [tema dal I tempo della Sinfonia n. 9 di Dvořák] nuovo mondo.
— Quanto c’è di qui alla spiaggia? — domandò Pinocchio con ansia affannosa.
— Piú di mille chilometri.
— Mille chilometri? O Colombo mio, che bella cosa potessi avere le tue ali!... Forse s’avess’io l’ale da volar su le nubi, e noverar le stelle ad una ad una, o come il tuono errar di giogo in giogo, più felice sarei...
— Se vuoi venire, ti ci porto io.
— Come?
— A cavallo sulla mia groppa. Sei peso dimolto?
— Peso? tutt’altro! Son leggiero come una foglia, povera foglia frale.
— Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno che tu mi segui, e io sarò tua guida.
Pinocchio saltò sulla groppa al Colombo; e messa una gamba di qui e l’altra di là, come fanno i cavallerizzi, gridò tutto contento: — Galoppa, galoppa, cavallino, ché mi preme di arrivar presto! Op! Op! Trotta, cavallino. Op! Op! Corri, mio morello. Porta il mio destino verso il sogno così bello del mio cuor! Gerion, moviti omai: le rote larghe, e lo scender sia poco; pensa la nova soma che tu hai.
Il Colombo, come la navicella esce di loco in dietro in dietro, sì quindi si tolse; e poi ch’al tutto si sentì a gioco, là ’v’era ’l petto, la coda rivolse, e quella tesa, come anguilla, mosse, e con le branche l’aere a sé raccolse, insomma prese l’aíre e in pochi minuti arrivò col volo tanto in alto, che toccava quasi le nuvole. Giunto a quell’altezza straordinaria, il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giú a guardare: e fu preso da tanta paura e da tali giracapi che, per evitare il pericolo di venir di sotto, si avviticchiò colle braccia, stretto stretto, al collo della sua piumata cavalcatura. Maggior paura non credo che fosse quando Fetonte abbandonò li freni, per che ’l ciel, come pare ancor, si cosse; né quando Icaro misero le reni sentì spennar per la scaldata cera.
Volarono tutto il giorno. Sul far della sera, il Colombo disse:
— Ho una gran sete!
— E io una gran fame! — soggiunse Pinocchio.
— Quel tetto, ove passeggiano colombe, quieto tra i pini palpita e le tombe; fermiamoci a questa colombaia pochi minuti; e dopo ci rimetteremo in viaggio, per essere domattina all’alba sulla spiaggia del mare.
Entrarono in una colombaia deserta, dove c’era soltanto una catinella piena d’acqua e un cestino ricolmo di vecce. Veccia: pianta erbacea annuale, che cresce spontanea, a volte infestando le coltivazioni di cereali; è utilizzata come foraggio per volatili.
Il burattino, in tempo di vita sua, non aveva mai potuto patire le vecce: a sentir lui, gli facevano nausea, gli rivoltavano lo stomaco: ma quella sera ne mangiò a strippapelle, e quando l’ebbe quasi finite, si voltò al Colombo e gli disse:
— Non avrei mai creduto che le vecce fossero cosí buone!
— Bisogna persuadersi, ragazzo mio, — replicò il Colombo — che quando la fame dice davvero e non c’è altro da mangiare, anche le vecce diventano squisite! La fame non ha capricci né ghiottonerie!
Fatto alla svelta un piccolo spuntino, si riposero in viaggio, e via! La mattina dopo arrivarono sulla spiaggia del mare. La mer, la mer, toujours recommencée! O récompense après une pensée qu’un long regard sur le calme des dieux!
Il Colombo posò a terra Pinocchio al piè al piè de la stagliata rocca, e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione, si dileguò come da corda cocca.
La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava, guardando verso il mare.
— Che cos’è accaduto? — domandò Pinocchio a una vecchina.
— Gli è accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliuolo, gli è voluto entrare in una barchetta per andare a cercarlo di là dal mare; e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare sott’acqua...
— Dov’è la barchetta?
— Eccola laggiú, diritta al mio dito — disse la vecchia, accennando una piccola barca che, veduta a quella distanza, pareva un guscio di noce con dentro un omino piccino piccino.
Pinocchio appuntò gli occhi da quella parte, e dopo aver guardato attentamente, cacciò un urlo acutissimo gridando:
— Gli è il mi’ babbo! gli è il mi’ babbo!
Intanto la barchetta, sbattuta dall’infuriare dell’onde, ora spariva fra i grossi cavalloni, ora tornava a galleggiare: e Pinocchio, ritto sulla punta di un alto scoglio, non finiva piú dal chiamare il suo babbo per nome, e dal fargli molti segnali colle mani e col moccichino da naso e perfino col berretto che aveva in capo.
E parve che Geppetto, sebbene fosse molto lontano dalla spiaggia, riconoscesse il figliuolo, perché si levò il berretto anche lui e lo salutò e, a furia di gesti, gli fece capire che sarebbe tornato volentieri indietro; ma il mare era tanto grosso, che gl’impediva di lavorare col remo e di potersi avvicinare alla terra. E tosto tornò in pianto; ché de la nova terra un turbo nacque e percosse del legno il primo canto. Tre volte il fé girar con tutte l’acque; a la quarta levar la poppa in suso e la prora ire in giù, com’altrui piacque, infin che ’l mar fu sovra lui richiuso.
Aspettarono che la barca tornasse a galla; ma la barca non si vide piú tornare.
— Pover’omo — dissero allora i pescatori, che erano raccolti sulla spiaggia; e brontolando sottovoce una preghiera, si mossero per tornarsene alle loro case.
Quand’ecco che udirono un urlo disperato, e voltandosi indietro, videro un ragazzetto che, di vetta a uno scoglio, si gettava in mare gridando:
— O mio babbino caro! Voglio salvare il mio babbo!
Pinocchio, essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava come un pesce. Ora si vedeva sparire sott’acqua, portato dall’impeto dei flutti, ora riappariva fuori con una gamba o con un braccio, a grandissima distanza dalla terra. Alla fine lo persero d’occhio e non lo videro piú.
— Povero ragazzo! — dissero allora i pescatori, che erano raccolti sulla spiaggia; e brontolando sottovoce una preghiera, tornarono alle loro case.
Pinocchio, animato dalla speranza di arrivare in tempo a dare aiuto al suo povero babbo, nuotò tutta quanta la notte.
E che orribile nottata fu quella! Diluviò, grandinò, tuonò spaventosamente e con certi lampi, che pareva di giorno.
Sul far del mattino, gli riuscí di vedere poco distante una lunga striscia di terra. Era un’isola in mezzo al mare.
Allora fece di tutto per arrivare a quella spiaggia: ma inutilmente. Le onde, rincorrendosi e accavallandosi, se lo abballottavano fra di loro, come se fosse stato un fuscello o un filo di paglia. Alla fine, e per sua buona fortuna, venne un’ondata tanto prepotente e impetuosa, che tre volte il fé girar con tutte l’acque e lo scaraventò di peso sulla rena del lido.
Il colpo fu cosí forte che, battendo in terra, gli crocchiarono tutte le costole e tutte le congiunture: ma si consolò subito col dire:
— Anche per questa volta l’ho scampata bella!
Intanto a poco a poco il cielo si rasserenò; il sole apparve fuori in tutto il suo splendore.
— Che bella cosa na jurnata ’e sole, n’aria sserena doppo na tempesta!
E vi risparmio Omero e l’incontro di Pinocchio con Nausicaa.

24 novembre 2009

La notte e il cuore, l'acqua e Paul Celan

Pinocchio1-0ec0eOggi alle 16.30, sempre in Capua, a Palazzo Fazio (via Seminario 10), si terrà l'ottavo e ultimo concerto di Toccata e fuga IV, con nell'intermezzo – in occasione del 183° compleanno di Collodi – la lettura di un brano da Pinocchio che Palasciano ha contaminato per divertimento con scampoli e coriandoli principalmente dall'Inferno di Dante e dall'Amleto e dal Re Lear di Shakespeare, ma anche da Leopardi, da Valéry, da Poe, da un dizionario di botanica, e brandelli melodici da Verdi, da Puccini, da Haendel, da Dvořák e da vecchie canzoni e canzonette.

Ieri, intanto, il settimo concerto ha avuto 11 spettatori. Le cui mani hanno pescato dall'urna, nell'ordine, i primi tre dei seguenti argomenti da trasformare in musica, mentre l'ultimo è andato da sé per esclusione, essendo rimasti in quattro:

Un cuore semplice

Inutilità e danno della religione, con particolare riferimento alla storia del cristianesimo

Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti

Amori angelicati, o anche un po’ sensuali

Il pubblico ha decretato la maggior bellezza delle sonate improvvisate ispirate al primo e al terzo argomento. Passano dunque le semifinali Un cuore semplice e il Notturno, che oggi si batteranno nella finale!, mentre gli altri due argomenti si disputeranno il terzo posto. Finalmente sapremo quale avrà da essere l'argomento del convegno-spettacolo del 30 novembre!

Ieri intanto nell'intervallo tra una sfida musicale e l'altra, essendo da commemorare Paul Celan, nato il 23 novembre 1920 e trovato morto nell'acqua della Senna il 1° maggio 1970, Palasciano (da seduto, così come Celan nella foto qui a fianco) ha letto del grande poeta rumeno cinque poesie e due frammenti di poesie; per la precisione, ciò che segue:


Nei fiumi a nord del futuro
Attraverso le rapide
Con alterna chiave
Corona

Frammento da Stretta
Frammento da Porto
Fuga della Morte

Quanto al gioco degli spunti forniti del pubblico, ha fruttato sei pièce, dedicate rispettivamente all'Acqua, a un'Esplosione di rabbia repressa, a Pinocchio, a una Notte d'inverno, alla Paura, e a un Pianista di fronte a una sala che resta deserta. In più, Palasciano ha narrato di quando compose al pianoforte la sua primissima pièce, del 1981, e l'ha eseguita.

Qui il calendario intero, e il programma comune a ogni concerto; qui tutti i dettagli sulla presente edizione, nonché sulle passate, di Toccata e fuga.