24 febbraio 2009

Non crèdimus in revelatos deos

Riportiamo un frammento cardine da un dialogo filosofico telematico in corso in questi giorni tra il Maestro Palasciano e un egregio accademico rivale. Così il Maestro:

[Il] Fondamento ultimo [...] non ha bisogno di ricevere [...] riconoscimento in alcuna manifestazione diversa dal semplice esserci del cògito e apparire del cosmo [...].

Perciò falsa, e "blasfema", sarebbe ogni credenza nel rivelarsi agli uomini verbalmente di qual sia ente divino o semidivino, vedi «Non avrai altro dio fuor di me» o «Io sono l'Immacolata concezione»: in tali casi non si tratterebbe che della voce allucinatoria del "versante oscuro" del cuore umano, atta – pseudodiabolica – a confonderci, se non di mera inventio ciarlatana.

L'autentico "divino", inteso come semplice unitaria legge meravigliosa, o Fondamento ultimo di tutto, di già si "rivela" nel puro nostro essere al mondo, né importa se reale o virtuale sia il mondo; e tanto basti. «Sono, semplicemente sono, ed è un incanto» (come usa dire la poetessa Viola).



Un giglio d'acqua viola, che emerge come l'essere dal nulla. Foto di Alice Gu*.


* Foto trovata digitando quattro lettere alla cieca in Google ricerca immaginithrh – e scegliendo, alla prima schermata di risultati, la foto del ruscello Chapman (apparsa alla terza riga e terza colonna), dalla quale si è risaliti infine a una pagina di angeldemar.spaces.live.com includente la foto qui mostrata (sostituente quella dianzi spostata in Cetonia aurata e, in basso, fior di loto).

22 febbraio 2009

Glossario per xenofoni e ignoranti, 5

DanteA miglior comprensione del precedente post, per xenòfoni e ignoranti*.

emiesagonàli: corrispondenti a un mezzo esagono [regolare].
eurìstico: relativo a un metodo di ricerca non rigoroso, bensì basato sullo sperimentare strade indicate dall’intùito e dall’immaginazione.
feisbucchiéro: relativo a Facebook.
lectura: lettura di testi letterari davanti a un pubblico di spettatori.
manifesfuturìstico: nello stile del Manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti.
max: al massimo.
messaline: donne lussuriose quanto l’imperatrice Messalina.
odicina: piccola ode.
orgiate: siate orgiasti, tuffatevi nell'orgia.
pancromàtico: di tutti i colori.
panza: pancia.
preacquistò: pagò il prezzo del prodotto prima di riceverlo.
prossimàni: persone [affettivamente] vicine.
pulcis in fundo: infine ecco la parte pulciosa (parodia dell’espressione latina «dulcis in fundo»).
sbroccate: atti matti.
stèresi: assenza di posizione.
sternosamente: relativamente all’uso di Sterne di far preacquistare i suoi libri dagli appassionati prima ancóra che i libri andassero in stampa.
subeventi: suddivisioni di un evento.
venerdì grasso: il venerdì di Carnevale.
voltùrnii: relativi al fiume Volturno.
vulpianeschi, vulpiànici: relativi a Francesco Vulpiani.
vulpianisti: conformi allo stile di vita vulpianesco.
vulpianòlogo: studioso del Vulpiani.
xoirocìnica: relativa a cani e porci (distribuire qualcosa «a cani e porci» significa distribuirla «a chiunque, senza distinzioni»).
zang-tumb-vulp: suoni onomatopeici futuristi (dal titolo di un'opera di Marinetti, Zang tumb tumb, 1914) con una sfumatura vulpianista.




* Che speriamo però siano provvisti, quantomeno, dï un dizionarietto; dove potranno sciogliere ogni eventuale dubbio su altri termini, qui omessi dal glossario: etologico, ontologia, simposio, viraggio e così via. Dizionari si trovano anche online; nonché enciclopedie, qual Wikipedia.

Capua tra Carnevale e ozi accademici



Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, Sileno ebbro (1626),
Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli. Più sotto, allungato:
Giacomo Balla, Il pianeta Mercurio passa davanti al sole (1914).


Ci giunge notizia essersi tenuto il 20 febbraio 2009 (centenario del Manifesto futurista nonché venerdì grasso), presso la sede capuana dell'Accademia Palasciania, un simposio celebrativo del XXVI genetliaco del poeta e bevitore Francesco Vulpiani*, Socio Ornamentale del nostro pancromatico istituto euristico. Durante il conciliabolo amenissimo, animato dalla presenza di 19 accademici incluso il Vulpiani, si sono susseguiti (non sappiamo bene in quale ordine) i seguenti subeventi:

Giacomo Balla, «Mercurio passa davanti al sole» (1914). un concerto pianistico di Marco Palasciano, puramente improvvisativo (con paranormale effetto analgesico su un convitato emicranico);

una partita a Lupus in tabula (con la figura del «criceto mannaro» sostituita da quella del «Vulpiani impostore»);

una discussione sui poliedri (avendone poc'anzi il Palasciano ideato e costruito in cartoncino uno avente per facce 6 pentagoni regolari, 6 trapezi emiesagonali e 3 quadrati);

una celebrazione sintetica del futurismo (molto sintetica);

una presentazione sintetica della Messalina di Alfred Jarry nella novissima edizione di Marchese editore;

una distribuzione xoirocinica dei Ventidue frammenti dal canzoniere in progress di Marco Palasciano (di cui una copia arriverà anche a te, cara D., in Catalogna, tramite la signorina M., come te nostra Socia Ornamentale);

e solo la timidezza ha impedito che si tenesse, infine, una lectura di scelti componimenti vulpianeschi.

Promotore ufficiale dell'evento, stando alle fonti del social network Facebook (pagina Cena di compleanno del Vulpiani, tra sbroccate d'artisti e giochi strani), sarebbe stato un non meglio identificato «Comitato per la protezione del Vulpiani selvatico dei sottoboschi volturnii» (sospettiamo però, considerato il viraggio semantico nella sfera etologica, che si tratti di un'invenzione goliardica). Nella medesima pagina è presente un link al gruppo feisbucchiero Mondo vulpianico, fondato dal filosofo Davide Grossi**, massimo vulpianologo mondiale; il quale gruppo

intende celebrare l'ontologia biografica di Francesco Vulpiani in arte Vulpiani [...]. La figura di questo mortale oltrepassa la nudità corpulenta della sua finitezza storica. Le sue gesta appartengono [...] al presagio mitologico del futuro. Come se [...] fossimo noi, i suoi amici e suoi contemporanei, i suoi posteri. [...] Ciò che da lui si attende è [...] l'assolutamente inatteso. Le sue vicende sorprendono quasi con noia. [...] Noi non celebriamo la noia ma la sorpresa eterna. Siamo lo sguardo di pietra di una materia tanto corporea quanto grandiosa nella sua steresi operante. Vulpiani è il punto fermo di questo processo, è il permanente dell'impredicibile. Egli è l'imprevisto stesso, nella sua forma mortale. I mondi vulpianici sono pertanto quegli insiemi di eventi o di storie o di luoghi che scuotono l'identità dell'essente; essa non cede ma Vulpiani può scuoterla e, con lei, scuote noi.


(Manifesfuturistico, nevvero?) Pulcis in fundo, alla serata d'ozi vulpiànei era dedicata la seguente odicina-invito, di incerta attribuzione:

Non per porci, non per cani;
alla festa del Vulpiani
solo scelti prossimani.

Non per strada, non per via;
la si tiene a casa mia,
tempio d'etica e poesia.

Io che sono il Palasciano
gliela do col cuore in mano,
senza alcun ricatto strano.

Ma tenete sempre a mente
quanto sono compiacente,
sia d'inverno o estate ardente.

Nei bagordi vulpianisti,
tra spettacoli mai visti,
non scordiamo i futuristi.

Ne ricorre il centenario,
scritto sta sul calendario;
si farà zang-tumb-vulp vario.

Voi invitati non portate
genti non autorizzate;
son risorse limitate.

L'ascensore i sette piani
sal con max tre medi umani,
od un Grossi più un Vulpiani.

Non fumate se non fuor,
non sedetevi (ah! che orror!)
sopra i letti; o son dolor.

Per il resto, donne, siate
messaline scatenate,
e pur voi, garzoni, orgiate.

Dopotutto è Carnevale;
Capua ne è la capitale;
sia baccante ogni vestale.

Nel contempo, temperanza;
vinca il senno sulla panza.
Vi aspettiam. Baci abbastanza.


* Tra l'altro autore di Catalogo di vita, Satai; di cui abbiamo documentata notizia che sia stato presentato primieramente il 22-23 settembre 2006 in Inghilterra, a Bedford, presso la De Monfort University; ma la Biblioteca Palasciania ne è ancora in attesa di una copia, che all'epoca sternosamente preacquistò; e par sia divenuto ohibò introvabile.

** Tra l'altro autore con Raphael Ebgi di L'infinito intorno. Studio sul «Sofista» di Platone, Alboversorio, Milano, 2007 (che, come sempre, suggeriamo di sfogliare, non già di comprare: ché sarebbe pubblicità commerciale, e noi l'aborriamo).


17 febbraio 2009

Cartolina da Napoli a mezz'aria


Un nostro äccademico, operando
col fotomappamondo Google Earth,
con fanciullesca meraviglia ha visto
un aereo che quasi rasoterra
passava sopra Napoli, a via Duomo.
Cliccare sull'immagine qui sotto.


16 febbraio 2009

Lotta ai rifiuti: mostra di vignette

Dal 18 al 21 febbraio si terrà in Napoli il V convegno internazionale Rifiuti Zero ovvero Zero Waste International Alliance 2009 (ZWIA09). In tale occasione, tra l'altro, saranno esposte tavole di Simona Bassano di Tufillo tratte dal volume Star Trash. Sacchetti in mondovisione, ed. Lavieri. L'esposizione si terrà nella sede del convegno, l'ISIS Alfonso Casanova, in piazzetta Casanova 4 (pressi di via San Sebastiano a Port'Alba).



Naturalmente a proposito di Star Trash non possiamo tacere che la postfazione, Il cielo stellato ncopp' 'a munnezza, è di Marco Palasciano (benché egli abbia abiurato stile e tono d'un tal testo, oscurato dal successivo I boschi ombrosi e l'arte dell'oblio).

Lotta ai rifiuti: due parole in radio


Antony Gormley, Waste Man (2006).



Dal 18 al 21 febbraio si terrà in Napoli il V convegno internazionale Rifiuti Zero ovvero Zero Waste International Alliance 2009 (ZWIA09). In tale occasione, tra l'altro, Antonio Del Castello e Marco Palasciano (dell'Osservatorio capuano sull'ambiente urbano e rurale, già Comitato capuano allarme rifiuti; osservatorio che osserva, attualmente, un periodo di standby*) saranno ospiti di Radio di Massa giovedì 19 febbraio alle ore 13.30.




* «Magari avessimo noialtri, a Capua, qualche migliaio di concittadini che si dànno una smossa, per l’agro che períclita tra la Cariddi della camorra e la Scilla della scienza avolterata, invece di trovarci sempre a sisifare in quattro gatti se non, quando il Volturno è in secca, due; che poi siamo letterati, umanisti, non certo tossicologi o geochimici; e proviamo vergogna, quando abbiamo dei dati da trattare, a dover fare le veci degli esperti. Io non l’ENEA, io non Paul Connet sono. Ci fosse almeno un tecnico, di qui, che si metta a disposizione dell’osservatorio; no: temono chissà quali ombre. Cosí diventano ombre essi stessi» (I boschi ombrosi e l'arte dell'oblio, 3.2).

14 febbraio 2009

Poesia italiana all'alba del Duemila

La poesia sotto riportata, un'alba*,
Delirio/desiderio, alba, infinito,
ha compiuto 9 anni: fu composta
tra il 9 e il dieci di febbraio, a notte,
del duemila, e finita alle 3 circa.
E sùbito il poeta l'abiurò:
nel diario di quell'ora, ov'è incollata,
è sfregiata dal gran verdetto «SCARTO»
e a margine presenta questa nota:


Evidentemente non basta la sofferenza per scrivere belle poesie.

Poi, il 3 gennaio del duemila e 9,
è finita sott'occhio d'un collega;
che, impazzito di luce, ha balbchattato:

— Marò... ti prego, fammela leggere** – ti prego ti prego ti prego, la trovo bellissima, Marco – anche solo per te.
— Bellissima!?
— Sì. Pare Leopardi.
— Giuro che la trovo barocca e gnomica. È un quasiscarto che ho ripescato giusto per scrupolo.
— Ma è proprio bella, Marco. Tu sei un pazzo. Dammi cinque minuti.


Cinque minuti dopo, eccone il video.
E il Palascian, sgomento, a ringraziare
(intorno, tutto ciò, alle 3 di notte):

— No. Non ci credo. L'hai fatto. Ma così muoio. Mio dio. Sto tremando. Mi sento male. Anzi benissimo. O dio santo. Sembra addirittura bella in bocca a te. Sembra una delle tue poesie. Mio dio. Mi sto innamorando.

E 3 × 9 giorni dopo, infine,
l'alba s'è pubblicata, ad apertura
(a pagina, naturalmente,
9)
della silloge Ventidue frammenti.







* Propriamente, un'alba è una poesia
descrivente il risveglio degli amanti,
tipica del poetare trobadorico;
in questo caso, tuttavïa, tratta
d'una persona sola, che ama a vuoto,
e che resta tutta la notte desta.

** Cioè recitare, registrando un video.

12 febbraio 2009

Cacaos. La spesa della cioccolata




Siamo nel puro caos, anzi cacaos. ·Ci scrive un accademico impazzito, ·al quale serve – pare – il nostro aiuto:

Ognuno ha le sue droghe; io l'altro giorn'ho
fatto la spesa della cioccolata;
e in poco tempo leverò di torno
tutto, già so (oh, libìdo smisurata!):

due chili ed ottocento e passa grammi
ovvero cinquantotto pezzi (esclusi
gli sticks ed i biscotti)
(gnammi, gnammi!),
divisi come segue (e mi si scusi

se qualche marca è un po' serva del Male;
non so; ditemi voi quale fra queste
è la più nazi multinazionale,
sul cui cacäo un morso mai dareste):

100 g di Sticks nocciola, Loacker
100 g di Choco-Swing, Milka Kraft
130 g di nocciolato bianco, Novi Elah-Dufour
180 g (5 × 2 × 18 g) di Delight, Mars
200 g (10 × 20 g) di Ringo Extra Time, Pavesi Barilla
270 g (6 × 45 g) di Mars, Mars
312 g (12 × 26 g) di Duplo nocciolato, Ferrero
330 g (10 × 33 g) di Tegolini, Mulino Bianco Barilla
400 g di biscotti Gran Turchese Buon Cacao, Colussi
400 g (8 × 50 g) di Snickers, Mars
400 g (2 × 200 g) di nocciolato al latte, Côte d’Or Kraft

Aggiornamento: diciotto giorni dopo, il 28 febbraio 2009, si compirà da parte del medesimo accademico una nuova spesa della cioccolata; stavolta il totale ammonterà a tre chili e un quarto, peso ripartito come segue.

39 g di Mikado pocket, Lu Kraft
60 g di M-joy, Milka
Kraft
70 g di Novi Piú, Novi Elah-Dufour
100 g (5 × 20 g) di Ringo Extra Time, Pavesi Barilla
100 g di Noisette, Novi Elah-Dufour
100 g di Nero arancia, Perugina Nestlè
100 g di Excellence orange intense, Lindt
120 g di Togo classic latte, Pavesi
Barilla
129 g (3 × 43 g) di Kinder bueno, Ferrero
156 g (6 × 26 g) di Duplo nocciolato, Ferrero
176 g (8 × 22 g) di Ciocorì classico, Buondì Bistefani
200 g (4 × 50 g) di Snickers, Mars
200 g (2 × 100 g) di Sticks nocciola, Loacker
250 g (10 × 25 g) di Oro Ciok, Saiwa
Kraft
300 g (10 × 25 g) di Kinder Colazione piú, Ferrero
330 g (10 × 33 g) di Tegolini, Mulino Bianco
Barilla
400 g (4 × 100 g) di Choco-Swing, Milka Kraft
420 g (10 × 42 g) di Kinder Délice, Ferrero



Immagini: da Tim Burton, Charlie and the Chocolate Factory (2005); e da nonsodove. Ecco inoltre lo scontrino della spesa del 10 febbraio 2009:

Nel decennale della fondazione

Il 9 febbraio 1999 l'Accademia Palasciania veniva fondata sulla carta (poi carta straccia); il 12 febbraio 1999, esattamente dieci anni or sono, avevano inizio vero e proprio le sue attività. Ne venne cioè diffuso in Capua il primo volantino, annunciante una raccolta firme; e lo stesso giorno Marco Palasciano portò a conoscenza del pubblico di Radio a colori* il caso dello scempio TAV dei reperti archeologici capuani, talché Oliviero Beha prometteva, e il 22 marzo 1999 avrebbe mantenuto la promessa, di tornare a parlarne più ampiamente; e ancora altrove se ne sarebbe parlato. A proposito di quel paradossale caso, che sollevò un polverone quale non si vedeva da anni nella nostra tranquilla cittadina, riportiamo qui di séguito un nostro articolo pubblicato nel 2004 su «La provincia di Terra di Lavoro».


Capua, area RIQ6. Una vasca da
fermentazione.
Foto: Luigi Orsi.



TAV A CAPUA: TUTTA LA STORIA

Come è ormai noto, qualche anno fa per i lavori della linea TAV venne alla luce a Capua, in via Brezza, oltre a un tratto dell'Appia antica una notevole quantità di rovine fra cui i resti di un mausoleo e le strutture, antiche di circa duemila anni, di una villa ristrutturata in industria vinicola o forse in impianto di lavorazione del profumo seplasio, in ogni caso un ritrovamento definito «di eccezionale importanza» dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta.

Chi segnalò per prima l'accaduto fu ReteCapua, nell'autunno del 1998. Le reazioni della cittadinanza, nell'immediato, furono blande. L'Archeoclub si limitò a inviare una lettera alle autorità, in cui si suggeriva l'allestimento di un antiquarium, ossia un museo in cui esporre i reperti asportabili. Proposta che non fu ascoltata, potendosi detti reperti già collocare nel Museo archeologico di Santa Maria Capua Vetere (da cui una querelle campanilistica su cui sorvoleremo).

Gli studi degli archeologi sulla villa comportarono intanto il blocco dei lavori nell'area RIQ6 (nella foto qui a sinistra, scattata da Luigi Orsi a bordo di un aviomezzo), fino al gennaio 1999, allorché il sito fu reinterrato per consentire il cantieramento della linea TAV; questa, si disse, sarebbe passata sopra l'antica industria con un viadotto i cui pali sarebbero andati a perforare le rovine stesse; il tutto con l'autorizzazione della stessa Soprintendenza archeologica.

Una lettera del soprintendente Stefano De Caro al console provinciale del Touring Club Italiano Annamaria Troili specificava:

L'area archeologica riportata parzialmente in luce, secondo i metodi dello scavo stratigrafico, interessa una superficie di circa 6.000 mq dei quali oltre 4.000 occupati dalle strutture di una villa, poi trasformata in impianto di lavorazione forse di vino o altro prodotto che richiede raccolta in vasche. Visto l'eccezionale interesse del ritrovamento, il primo nella pianura campana, e in particolare nel territorio dell'antica Capua accresciuto dalla prossimità dell'Appia (l'attuale via Brezza) questa Soprintendenza, per il tramite del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha chiesto una variante al primitivo progetto, indicando come preferibile la realizzazione di un viadotto su pile [...]. Lo scavo si è concentrato allora nella zona in cui ricadranno le pile, per poter valutare il grado di interferenza che queste ultime avrebbero avuto con le strutture antiche. Si è potuto accertare che sarà minima la quantità di murature da rimuovere per consentire la realizzazione dell'opera.

I lavori sono stati ormai completati: le rovine si trovano irrimediabilmente compromesse. La TAV prometteva intanto, all'epoca, che una volta costruito il viadotto, avrebbe realizzato un parco archeologico sotto il viadotto stesso e tutt'intorno.

Le prime proteste per quel «grottesco compromesso» partirono dall'Accademia Palasciania, che raccolse in 9 giorni 1.526 firme, a febbraio del 1999, per cercare di sensibilizzare il ministro Melandri sull'argomento. La stessa associazione richiamò l'attenzione della RAI (puntata di Radio a colori del 22 marzo, con interventi del prof. Angelo Tartaglia, Vittorio Sgarbi, il direttore della TAV Domenico Trucchi, Marco Palasciano ecc. intervistati da Oliviero Beha; e puntata televisiva di Made in Italy del 10 aprile, con TAV, Soprintendenza archeologica, il sindaco di Capua Aldo Mariano ecc. sul luogo delle rovine). Sempre l'Accademia Palasciania tenne al Museo Campano un primo convegno il 24 marzo, Le opere archeologiche emerse nel territorio di Capua e il progetto TAV: commenti e controproposte (con la partecipazione di Nicola Pagliara, dello storico Alberto Perconte Licatese e di Eleonora Gitto, portavoce di un'analoga battaglia contro le ferrovie ad Arienzo); e ottenne che fosse sollevata un'interrogazione parlamentare dagli on. Walter De Cesaris e Maria Lenti.

Palasciano metteva intanto in scena una commediola satirica sull'argomento TAV, con Pulcinella ad affrontare lo spettro delle rovine e altri personaggi, il 2 maggio, sul sagrato della chiesa di Sant'Eligio: Pulcinella e l'orribile segreto del dottor Tavuorgius.
**

Quindi venne costituito, internamente all'Accademia Palasciania, il Comitato per la salvaguardia delle opere archeologiche emerse nel territorio di Capua. Questo sarebbe diventato a dicembre del 1999 una associazione o.n.l.u.s., con scopi più ampi, denominata Gruppo di intervento storico-ambientale Nautilus; ciò in occasione del convegno Miraggi del progresso e città sepolte (con Pagliara, Palasciano, Sgarbi, Tartaglia, Ferdinando Iannetti, Caterina Nacca e Nicola Tartaglione).

Quando il suddetto Comitato chiese chiarimenti circa lo stato della progettazione del fantomatico parco archeologico promesso dalla TAV, la risposta del soprintendente De Caro fu che «l'ipotesi di costituzione di un parco archeologico nelle aree rimesse in luce nel corso dei lavori TAV» era «ancora allo stato embrionale», in quanto la sua realizzazione avrebbe comportato «il coordinamento delle diverse istituzioni cointeressate alla sua futura gestione, coordinamento che» doveva «ancora essere stabilito in maniera formale».

Proprio al fine che venisse «formalmente stabilito» questo coordinamento, dopo esserci consultati con la soprintendente Valeria Sampaolo del Museo archeologico di Santa Maria Capua Vetere (cofirmataria, con De Caro, del compromesso degli archeologi con la TAV), chiedemmo ufficialmente al sindaco di Capua di convocare al più presto una conferenza dei servizi. In tal modo si sarebbero chiarite le reali intenzioni della TAV riguardo alle rovine, sulla cui sistemazione a parco archeologico – egli ci confermava – non esistevano fino ad allora che volatili promesse verbali.

Il sindaco promise dunque che la suddetta conferenza sarebbe stata convocata, dichiarando ciò anche nel corso della seduta di consiglio comunale del 9 giugno 1999. Ma poi, in realtà, non se ne fece più niente. Volatili promesse verbali, ancora.

Ugualmente significativo del diffuso disinteresse dei "chi di dovere" verso il patrimonio archeologico capuano fu l'episodio di uno scempio minore, avvenuto tra i pilastri 28 e 29 della parte di linea TAV già impiantata, presso il fiume Volturno. A maggio del 1999 venimmo in possesso di una serie di fotografie, databili tra la fine del 1995 e l'inizio del 1996, relative a reperti localizzati all'interno di un cantiere TAV. Una ricognizione da noi effettuata sul luogo indicatoci evidenziò la presenza di una colonna di centuriazione divelta e rovesciata, nonché affioramenti di muratura confusi a una colata di cemento infilzata da ferraglie. Questo era quanto rimaneva di un fontanile di età alto-medievale che la Soprintendenza archeologica aveva dato disposizione di reinterrare per conservarlo «al meglio». Alla nostra richiesta di chiarimenti sul perché ci fossimo ritrovati invece con una colonna buttata in quel modo, rispose il dott. De Caro, dichiarando che lo scempio fu «dovuto probabilmente a malaccorte operazioni di cantiere» e di aver richiesto alla TAV, da lui «stigmatizzata» in séguito alla segnalazione del Comitato, il recupero del reperto «per custodirlo più opportunamente».

Tornando alla questione principale, e cioè il sito archeologico di età antica (area RIQ6), non era ormai in nostro potere null'altro che il sottolineare d'occasione in occasione come la soluzione del viadotto su micro-pali costituisse uno scempio intollerabile, che non trovava altra giustificazione se non nel desiderio della TAV di passare sul territorio senza perdere altro tempo e denaro in ulteriori deviazioni. Potevamo solo stigmatizzare la pressoché totale indifferenza delle autorità competenti al problema, la cui portata si sarebbe compresa, potevamo ben immaginare, solo quando sarebbe stato ormai troppo tardi per rimediare alle devastazioni fatte. Tanto più grave appariva questo, alla luce del fatto che autorevoli scienziati (fra cui il prof. Tartaglia) avevano bocciato in pieno il piano nazionale dell'Alta Velocità ritenendolo una assurdità sia per la scarsità dei suoi vantaggi effettivi, sia per le caratteristiche geomorfologiche e urbanistiche dell'Italia, in sostanza uno scempio colossale e di nessuna reale utilità per i cittadini.

Senza contare, ovviamente, quanto di ancor più vergognoso rivelava il libro Corruzione ad Alta Velocità, di Ferdinando Imposimato, Giuseppe Pisauro, Sandro Provvisionato, che fu nostra cura presentare a Caserta nel corso del nostro terzo convegno, Tav: un treno, mille tentacoli. Si era allora a marzo del 2000; tre anni dopo, era ora che venisse anche pubblicato il libro fotografico dei reperti (Vittorio Sortini, Reperti archeologici a Capua, con le fotografie di Luigi Orsi), i quali probabilmente non vedremo mai più se non in fotografia.

Ancor più di recente, infine, è stata fondata una Commissione civica per la salvaguardia dei beni archeologici di Capua. Ai suoi ideatori, che si propongono di ripartire da là dove ci fermammo noi (che a questa novissima iniziativa non siamo stati invitati a partecipare), non possiamo che augurare buon lavoro. Resta però da capire dove siano stati questi signori negli ultimi quattro anni, soprattutto quando le rovine non erano ancora state traforate dai pilastri; ovvero perché nessuno di loro volle aderire, nel 1999, al Comitato per la salvaguardia delle opere archeologiche emerse nel territorio di Capua, che essi oggi hanno rifondato senza neanche in sostanza mutarne il nome.



* Soppressa nel 2004; vedi qui.
** Vedi qui, qui e qui.

10 febbraio 2009

Salute e malattia in letteratura

Salute a tutti. La settima puntata di Siamo tutti poeti laureati si terrà mercoledì 11 febbraio alle ore 15.00 circa. A quell'ora cliccare qui; e s'udrà, Radio di Massa; con Marco Palasciano e Luca Iavarone, qual di norma. [Aggiornamento: per assenza di linea, lo show non è potuto andare in onda; lo si è registrato, e si potrà trasmettere in differita ad libitum. Cliccare qui per ascoltare adesso.]

Essendo la Giornata del Malato, il tema dominante della puntata sarà la salute e la malattia, con pagine scelte dalla Montagna incantata di Thomas Mann, da Cronaca familiare di Pratolini, e poesie radiografiche e ospedaliere di Corazzini, Gozzano, ecc., fino alla consolante All'amica risanata di Foscolo, e per bonus il canto XXX dell'Inferno di Dante dove la malattia si fa anche occasione di caciara, certo più divertente che non l'ignobile caciara mediatico-politica funghita in questi giorni intorno al caso Eluana; e anche su questo verranno lette delle poesie, fresche, di Camilleri, Ceronetti e Rondoni. Si tratterà inoltre delle malattie degli artisti, di Muse malate e di malattia d'amore; e altro ancora, da Iacopone da Todi a Palasciano passando fra l'altro per Boccaccio, Baudelaire, Nietzsche, Walter Kauffmann e Piergiorgio Welby. Titolo della puntata:


Umana cosa è l'aver compassione agli afflitti
ovvero
Pathos, patologia, logica infranta,
corpo malato, anima che canta

9 febbraio 2009

Dodecaedro e, in basso, stella octangula


Dodecaedro e, in basso, stella octàngula,
costruiti in in gioventù dal Palasciano,
affascinato dalla geometria,
che applicherà anche in opere scrittorie,
in uno con gli armonici sonori
e lo sferozodìaco dei colori,
all'accarezzo dell'harmònia mundi.


poliedri

8 febbraio 2009

Tutti ï polïedrï uniformi

Cliccando qui si accederà a una pagina contenente l'immagine medesima qui sotto riportata per bellezza: un Indice visuale di tutti i poliedri uniformi, del dottor Roman Mäder. Là venuti, si clicchi qual si voglia delle ottanta figure; e se ne accederà alla descrizione, inclusiva della figura ingrandita. Cliccando infine sulla quale, si accederà alla sua versione rotante.




Però, quanto a bellezza, ancor più bella è la foto qui sotto riportata, che mostra la stupenda collezione di modelli cartacei costruiti da un certo Robert Webb; dal cui sito può scaricarsi il demo di tre programmi per eleborarne.

7 febbraio 2009

Glossario per xenofoni e ignoranti, 4

Dante A miglior comprensione del precedente post [AGGIORNAMENTO: era brutto e l'abbiamo cancellato, ma le parole usate posson sempre servire]. Sempre per te, D. cara, e per tutti i lettori che come te ci seguono dall'estero (od ai quali pariamo esteri noi).

béstii: bestiali, ancestrali.
celestità: cosa celestiale.
chakra imo: fondo delle viscere, centro ideale degli istinti imi.
corpus scrittòrio: l’insieme di tutte le opere scritte.
crociuti: provvisti di croce.
de casu: a proposito della spiacevole circostanza.
glossoproctare: leccare il culo.
gonnùti: provvisti di gonna.
in his diebus: in questi giorni.
in òre òmnium: sulla bocca di tutti.
mortaiare: scagliare con un mortaio (pezzo di artiglieria).
op: esclamazione usata per darsi slancio*.
pullulanti: che fanno gorgogliare [la superficie dell’acqua].
sbavose: che sbavano desiderose.
siglare: validare con la firma.
véscia: fungo simile a una vescica.



* Nonché per accostare «bisce» a «bishop».

5 febbraio 2009

Siamo tutti poeti laureati

Febbraio 2009. Lo show web-radiofonico di Luca Iavarone e Marco Palasciano Siamo tutti poeti laureati, candida rosa all'occhiello di Radio di Massa, cambia il giorno e l'ora della messa in onda: il mercoledì, alle tre del pomeriggio (salvo ritardi). E intanto eccovi l'elenco aggiornato delle puntate precedenti, nonché delle future!, comprensivo dei link a tutto il registrato.

0. Traditori, simoniaci e altri infami. Lectura Dantis.

8 novembre 2008. La puntata si trova in YouTube, divisa in otto parti: 1. La Lupa; 2. Niccolò III; 3. Guido da Montefeltro; 4. Commento al canto XXXII; 5. Bocca degli Abati; 6. Ugolino; 7. Alberigo Manfredi; 8. Ulisse. C'era inoltre una bella Introduzione, d'un sodale filologo; ma l'abbiamo dovuta cancellare, per sua espressa e noiosa volontà.

1. I. Dal Mille al Duemila, dalla Provenza a Napoli, dai trovatori a me: l’inizio e la fine della letteratura moderna occidentale; II. Sgnànfroli di poesia metasemantica.
5 dicembre 2008. La registrazione è andata perduta.

2.  Poesia sacra e poesia profana: I. Il sacro. Poesie d'amore proibito ovvero Siamo tutti poeti omosessuali; II. Il profano. Sonetti vaticani ovvero Siamo uomini o cardinali?
19 dicembre 2008. Si trattò anche di poesia africana. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alle otto parti in cui la puntata si trova divisa in YouTube.

3. La superbia punita e l'umiltà premiata.
9 gennaio 2009. La puntata è citata nel post qui linkato, subito prima dei ringraziamenti, con tanto di link alla registrazione.

4. Sapori forti ovvero Amore, angoscia, merda, cadaveri e puttane.
16 gennaio 2009. Qualcuno ne ha una registrazione? per la descrizione intanto vedi qui, parte II.

5. Fili di fuoco: storia, mito e fiaba.
23 gennaio 2009. La registrazione, pur manchevole della bellissima parte finale, si trova qui; per la descrizione vedi qui e qui.

6. Sesso, morte, bestialità e dolcezza. Antologia della poesia italiana scegliendo tra le scelte di Giacinto Spagnoletti: diciotto poeti dal Duecento al Novecento, tra le madri di Cristo e Pasolini.
30 gennaio 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.

7. Umana cosa è l'aver compassione agli afflitti ovvero Pathos, patologia, logica infranta, corpo malato, anima che canta.
11 febbraio 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.

8. Tutta l’arte è perfettamente inutile ovvero Tutto l’utile è munnezza: giovani vox clamanti dal profundus versus schifezze vecchie come il mundus.
4 marzo 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.

9. Balocchi o abbecedari? that’s the question ovvero Siamo tutti Pinocchi in crisi e crasi tra Luciàngolo e il Grillo Palasciante.
11 marzo 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.

10. FF.SS. (fulgidi sonetti) cioè: «Che mi hai portato a fare sul Parnaso se non mi vuoi piú bene?». Dai Sonetti de’ mesi di Folgóre da San Gimignano all’Ipersonetto de’ mesi di Marco da Capua bypassando Cenne da la Chitarra ovvero 700 anni e 700 metri. Diaristica, poesia, ludolinguistica, mitologia amicale e amor de lonh fusi nel trobar trick palascianesco.
1° aprile 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.

11. Se Dante fosse un’oca viaggiatora... ovvero Filologïa senza filo logico: lectura dadi, codice senario e zig zag per i canti dell’Inferno aleggiando sui versi emersi ad àlea finché non ci difetta il sillogismo (Paradiso, undicesimo, 2-3).
22 aprile 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.

12. Dio non gioca a dadi... io sì! ovvero Tra Spencer e Terenzio, inconoscibile e contaminatio: letterature comparate a caso, contaminando tutto senza conoscer nulla. Nuovo giuoco dell'oca ma stavolta in giro per il mondo e per i secoli, Berardinelli guida panoramica.
6 maggio 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.

13. Ti raccontassi l'opera... ovvero (anagrammando) Palasciano scrittore. Dalla dialettica tra immaginazione e conoscenza alla letteratura come progetto enciclopedico.
20 maggio 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.

14. Senza tèma ovvero Senza téma. Il Poeta senza nome incontra l’uomo il cui nome è Poesia, che non si sa che sia: sol la si fa. Dateci quattro note e canteremo il mondo!
3 giugno 2009. La puntata è descritta nel post qui linkato, con tanto di link alla registrazione.


Nota per i feisbucchieri: esiste anche il gruppo «Siamo tutti poeti laureati: lo show web-radiofonico più geniale d'Europa».

4 febbraio 2009

A Capua «Il sulfamidico» di Meola

Con piacere apprendiamo dell'imminente messa in scena a Palazzo Fazio*, con il patrocinio di Amnesty International e nell'àmbito delle celebrazioni del XVII Premio Capua Follaro d'Oro, di Il sulfamidico di Giovanni Meola, con Enrico Ottaviano, lunedì 9 febbraio 2009 alle ore 21.00**. Si entra gratis. Per l'occasione rispolveriamo questa, insolitamente sobria, recensione*** di Marco Palasciano:


L’argomento è la tragedia immane dell’ Argentina del 1976-1983. Ma cosa sono gli strani gesti che l’attore, seduto fronte al pubblico, agisce, o da cui è agíto, a principio dramma? Poi si capirà. Riguardano quella che, in esso, è la catastrofe minuscola e laterale alla catastrofe grande.

Lo spettacolo è di forte impatto emotivo. E affronta, nell’impianto dell’opera e nella resa attoriale, due notevoli difficoltà. La prima è quella, comune al teatro civile in genere, di dovere offrire allo spettatore una serie di informazioni vitali evitando, nel contempo, di scivolare nel didascalico. La seconda è l’acrobaticità espressiva richiesta all’attore monologante, che deve sdoppiarsi nel personaggio italiano e nel suo complementare Döppelganger d’oltreoceano.

Difficoltà che sia il testo di Meola, sia l’interpretazione di Ottaviano, superano eccellentemente. Del Sulfamidico si è anche data lettura pubblica a Pozzuoli, alla presenza di anziane rappresentanti delle associazioni “Madres de Plaza de Mayo” e “Familiares de Plaza de Mayo”. Il loro plauso, la loro commozione, è stato il miglior premio. A breve il lavoro verrà rappresentato all’Ambasciata argentina.

Come il protagonista, tardi nella vita l’autore ha saputo che cosa stava accadendo in Argentina negli stessi anni del Mondiale e dell’innocente passione per il calcio di quel bambino che allora era. Ma com’era possibile che gli adulti, in Europa e altrove, tutto sapessero e nulla facessero? Il mondo accettava praticamente senza un fiato gli orrori della dittatura militare, delle sue stragi e torture, di quella terrificante desaparición, insomma, di decine di migliaia di persone, tra lanci nell’oceano dagli aerei, bambini strappati alle proprie madri, delazioni insensate (l’accusa era talvolta la semplice «timidezza» nel plaudire al regime), in un’atmosfera da puro Orwell.

Il tutto fu meno spettacolare che in Cile, dove Pinochet, credendo di passarla liscia al pari degli americani in Vietnam, aveva voluto mostrare senza veli il suo golpe al mondo, stadio di Santiago gremito di prigionieri e tutto. Non ebbe fortuna. Cosí quando toccò ai golpisti argentini vedere cosa consentire che il mondo vedesse, scelsero la via contraria, quella dell’occultamento. In ciò furono pionieri.

Ancora oggi, non è diffusa a dovere la nozione dell’entità di questo pezzo infame della storia del basso Novecento. Davvero meritevoli dunque lavori come quello di Meola, tanto piú in quanto messo a punto con compiuto stile e vigore, e con un interprete piú che degno, Ottaviano, che ha fatto vivere e tremare la tragedia, e gli spettatori con essa, qui d’elettroshock narrato, qui di píetas, stasera, nel disadorno, ascetico scenario di Officina Teatro.

Rimarchevole anche la padronanza della “scienza” calcistica che si appalesa per tutto il testo, e può appassionare di riflesso anche chi come il presente recensore non capisce di calcio e l’ha in odio o quasi. L’amore per tale materia, che muove l’autore regista, a specchio dell’amore che ne muove il personaggio, risulterà invero contagioso, almeno per il tempo della recita; che in nessun momento sfiora la noia, ma è sempre viva vita, anche mentre è di morte che si parla.

Aguzzini e vittime, d’altro canto, l’argentino, potevano esultare davanti alla stessa partita perfino tortura innatural durante. Addirittura, la camera degli orrori poteva essere situata sotto lo stesso campo da gioco. I sotterranei vi erano normalmente adibiti. Né c’era luogo che ne fosse indegno, nell’Argentina del tempo infelice.

Felice l’Italia. Si guardi il quadernone che, nella foto, è in grembo al protagonista: vi collocava, narra, la congerie di dati relativi alle squadre, alle partite; vi incollava figurine in doppione, a comporre formazioni di fantasia; e delle squadre reali, intanto, nominava a memoria finanche «i “Completano la rosa”». Si accostava al televisore e cantava appresso il Te Deum di Charpentier siglante la mondovisione; e credeva nella magia dei flussi energetici da sé stesso uscenti, motore la concentrazione, a garantire il trionfo degli azzurri; e…

«E basta con questo calcio!», lo riscoterà – anni dopo – lo straniero incontrato in farmacia. Il cui discorso su ciò che accadeva nell’oscurità mentre l’ipocrita mondo festava per quel Mondiale, infine, gli spezza «ogni dolcezza del ricordo». Il giorno della qualificatoria Italia-Inghilterra, 17 novembre 1976, era un mercoledí. Giorno di “pulizie”, in Argentina. E noi spezziamo qui.




* Capua, via Seminario 10.

**
Costumi: Annalisa Ciaramella. Assistente alla regia: Vittoria Scialdone.

*** Recensione – apparsa in www.teatro.org – relativa alla messa in scena del 9 maggio 2008 a Officina Teatro, San Leucio (Caserta).

Non rare volte andò alle brighe il lauro

Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, tomo VI, parte II,
Dall'anno 1400 all'anno 1500, ed. Molini, Landi e c., Firenze, 1809, pag. 964.

3 febbraio 2009

Grandi presentazioni e assentazioni

Casualmente ci giunge notizia che giovedì 12 febbraio 2009, alle ore 17.30, in Napoli, via Monteoliveto 3, a Palazzo Gravina, nella Sala Biblioteca della Facoltà di Architettura dell'Università Federico II, si terrà l'ennesima presentazione dell'antologia Mundus. Poesie per un'etica del rifiuto (di cui già qui trattammo); fra i cui pregi, non è l'ultimo quello d'ospitare alle pagg. 73-74 l'antiecloga di Marco Palasciano Visita a una discarica illegale di ceneri tossiche nella campagna tra Napoli e Caserta.


Mundus
Oltre il Palasciano si trovano in Mundus altri 36 poeti, tra cui le nostre care Nadia Marino* e Viola Amarelli (il cui nome è stato scempiato in «Amarilli»: l'antologia non è molto curata**).

Alla presentazione presenzieranno Emma Buondonno, per gli onori di casa; i due curatori dell'antologia, Ariele D’Ambrosio e Mimmo Grasso; l'autore d'uno dei saggi accessòri, Giuseppe Tortora;
l'autore del saggio in risvolto e della copertina, Riccardo Dalisi; e un poeta e una poetessa in rappresentanza di tutti e trentasette gli antologizzati: Raffaele Di Stasio e Paola Nasti.

Nota: non avendo né per posta né per elettroposta ricevuto (stessa storia di tutte le presentazioni precedenti) alcuna notifica o invito da chi di dovere, giovedì 12 febbraio 2009 il XXVII poeta della lista se ne resterà nella sua bella Accademia di nulla accademia a badare alle carte sue.



* Che ama definirsi italo-rom, per amore, e firmarsi Nadire Marino Kamlìe.

** Tra l'altro, nella Premessa le virgolette « » sono rese con << >>, supremo orrore.

1 febbraio 2009

La prima antologia palascianesca

palazzofazioIeri si è inaugurata a Palazzo Fazio la poc'anzi annunciata mostra di Antonia Ciampi L'abbecedario del potere, nell'àmbito delle celebrazioni del XVII Premio Capua Follaro d'Oro; ciò a cura della Cooperativa culturale Capuanova, che tra i fari culturali dell'ager capuanus è il primo per prestigio e attività, nonché il secondo per altezza e per splendore*.

Durante la cerimonia inaugurale il Presidente di Capuanova, Andrea Vinciguerra, dinanzi a scribacchini e telecamere ha ufficialmente dichiarata l'altissima considerazïone di cui presso essa istituzione gode Marco Palasciano, definendolo invero «uno dei più grandi poeti che abbiamo oggi in Italia»; al che, il nostro Umilissimo ha risposto, mani levate: «In Campania; in Campania»; per mormorare infine: «O la Campania, o il mondo».

Umilissima anche il Maestro Ciampi, che sï è dichiarata ultraonorata (col Vinciguerra a dir che n'ha ben donde, «dato il grande domani del poeta»; ciò sempre senza un'ombra di retorica) d'aver viste le sue opere abbinate ai Ventidue frammenti dal canzoniere in progress palascianesco nel catalogo della mostra; il quale catalogo è, a tutti gli effetti, come già dicemmo, la prima antologia edita ufficiale del Palasciano.


L'Accademia dispone d'un buon numero di copie d'essa silloge, da donare a chiunque ce ne faccia amabile richiesta.

Qui ïl video d'un'altra ìlare scena, con trascrizione del parlato sotto: cliccar, là, su «Mostra altro». E la poesia di cui si tratta è qui.

E qui la registrazione della futura puntata di Siamo tutti poeti laureati (qui descritta) in cui si darà lettura di diciannove dei Ventidue frammenti.

Del più bello si parla qui più a fondo.

Quanto alla mostra, durerà tutto febbraio; e sarà visitabile dalle 17.00 alle 20.00 di tutti i giorni, esclusi la domenica e il lunedì.


* Il primo faro dell'agro per altezza e per splendore, secondo i severi parametri stabiliti dall'Accademia Palasciania, è l'Accademia Palasciania.

Glossario per xenofoni e ignoranti, 3

DanteA conforto soprattutto dei nostri lettori stranieri (che, sappiamo, ci seguono), ecco alfabelencati tutti gli hapax e i più inconsueti termini contenuti nel precedente post:

’a: la.
bbona: fornita di fattezze fisiche atte a suscitare notevole interesse sessuale.
calvàrici: del calvario.
cogli: con gli.
corbacchioni: grossi corvi.
disabissarsi: emergere dagli abissi (marini).
’e: di.
et: e.
farinielli: ragazzi sempre pronti a sedurre simpaticamente tutte le ragazze.
fémmena: donna.
fra’: frate.
frati: fratelli.
imbéstia [s’–]: [si] trasforma in bestia.
inconìglia, s’–: si trasforma in coniglio.
innàlzasi: si innalza.
’l: il.
mammoni: uomini che restano troppo attaccati alla madre.
marionettarci: esibire a noi come in uno spettacolo di marionette.
mediconi: medici di grande autorità ma non necessariamente grandi medici.
montagnòle: piccole montagne.
na: una.
onànico: relativo all’atto di eiaculare ovunque tranne che in una vagina.
quadrato-radicale: relativo all’estrazione di radice quadrata.
sbaroccando: comportandosi baroccamente.
scorpacciosa: di cui riempirsi la pancia come a una scorpacciata.
spagnolante: praticante la cosiddetta «spagnola» (atto sessuale consistente nello strofinare il pene tra due seni di idonea grandezza e consistenza).
spiràleo: a forma di spirale.
tascabilìni: [libri] tascabili particolarmente piccoli.
venezioso: veneziano, con una sfumatura viziosa o sfiziosa.