30 novembre 2009

Stella stellina, il meeting s'avvicina

MARCO PALASCIANO

SONETTO
PER IL XXX COMPLEANNO

DI DOMENICO CALLIPO
SEGRETARIO
DELL'ACCADEMIA PALASCIANIA
CON DISPENSA EPISTEMICA


30 novembre 2009

aster


Ahimè, se avessi il tempo d’un sonetto!
ma non l’ho, e me ne struggo e me ne strazio;
tutto son preso dal profondo spazio,
dagli astri, dal convegno che s’è detto;

tempo non ho nemmeno d’un versetto
che dica quanto in cuore ti ringrazio
di come a tanto Amleto fai da Orazio,
Càllipo callipigio e callidetto.

E piú mi fa doler che il compleanno
sia di tal pregio; ché son trenta ormai
gli autunni ch’oggi a compimento vanno,

e oggi chissà se ti vedrò e gli auguri
far di persona ti potrò. Potrai
mai perdonarmi? Ahimè, che giorni duri!

27 novembre 2009

Gran lezione-spettacolo sugli astri

A conclusione delle celebrazioni per il decennale della sua fondazione, l’Accademia Palasciania, in collaborazione con Cooperativa culturale Capuanova e Librerie Uthòpia, presenta un convegno-spettacolo di Marco Palasciano:


Il cielo stellato dentro di noi

Dall’astronomia all’astrologia,

dalla filosofia alla religione,
dall’immaginazione alla follia

Si terrà lunedí 30 novembre 2009, ore 20.30, a Palazzo Fazio, in Capua (via Seminario 10). Ingresso libero.

Il titolo dell’evento motteggia il motto di Kant «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me». Palasciano intratterrà il pubblico su temi ora scientifici ora fantastici, come il significato attribuito dall’astrologia ai diversi corpi celesti, sui quali si proiettano le caratteristiche dei principali dèi dell’antichità; e ogni dio era in origine null’altro che metafora di una delle componenti della condizione umana, artificio poetico poi trasformatosi in credenza. Si parlerà anche di lunatici e viaggi sulla luna, della scoperta del pianeta di re Giorgio e del declassamento di Plutone, di astrofilia e astrofobia e altro ancora.

Vi saranno, tra l’altro, intermezzi di lettura creativa da Ippolito Nievo, Fernando Pessoa, Jonathan Swift, Mark Twain, Oscar Wilde (uniti da un filo misterioso che si svelerà alla fine), dei quali si reciteranno brani connessi alla notte e agli astri, argomento base del convegno; argomento che è lo stesso che ha trionfato al termine del torneo musicale in cui si sono sfidati 16 argomenti* a rappresentare il mondo, Toccata e fuga. Incontri musicali intorno a un pianoforte in transito, IV edizione: Il laboratorio musicale di Marco Palasciano. Il pianista ha improvvisato le musiche ispirandosi a quelli, via via scelti a caso dagli spettatori estraendo biglietti da un’urna. Le sonate derivate hanno duellato tra loro lungo otto concerti in quattro settimane, il pubblico decretando di volta in volta quale argomento ispirasse la musica migliore: su tutti, infine, Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti. Da cui il presente convegno-spettacolo, come da regolamento.



Manifesto del convegno-spettacolo in questione. In verità il manifesto "vero", quello affisso per Capua in una decina di copie, al posto della foto di Marco Palasciano tra le stelle presentava un'altra illustrazione: una testa di manichino con un'apertura nel cranio attraverso la quale si vedeva un cielo stellato, contenuto nel cranio stesso in luogo del cervello. Illustrazione altrui, pescata via motore di ricerca, e per il cui utilizzo non sapevamo come chieder l'autorizzazione; perciò, per prudenza, censurata, a produr questa versione ch'esibiamo nell'eternante web.

* I seguenti:


25 novembre 2009

Tra Pinocchio e il trionfo della stelle

aster

L'ottavo e ultimo concerto (ma non ultimo dei nove appuntamenti) di Toccata e fuga IV ha avuto 2 spettatori, che hanno decretato la classifica definitiva. Innanzitutto, per il 3° posto si sono battuti i due argomenti seguenti:

Amori angelicati, o anche un po’ sensuali

Inutilità e danno della religione, con particolare riferimento alla storia del cristianesimo

E ha vinto Inutilità e danno della religione. Poi, per il 1° posto si sono battuti questi:

Un cuore semplice

Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti

E ha vinto il Notturno. Sicché ecco finalmente il podio dei vincitori del gran torneo musicale che ha visto battersi sull'arena pianistica i sedici più poderosi argomenti del mondo (qui la lista completa):



1
Notturno con stelle e luna

e osservazione dei pianeti


2
Un cuore semplice


3
Inutilità e danno della religione

con particolare riferimento
alla storia del cristianesimo


E finalmente sappiamo quale avrà dunque da essere l'argomento del convegno-spettacolo del 30 novembre: gli astri, tra astronomia e astrologia. Per pregustarne il probabile clima, leggiucchiatevi magari, qui, il grazioso saggio palascianesco su Ferragosto e le gioie della specola. Ma sappiate che Palasciano troverà il modo di ficcar nel convegno anche Debord, Nievo, Pessoa, Swift, Twain e Wilde, perché tutti costoro il 30 novembre sono o nati o morti.

Ieri intanto nell'intervallo tra una sfida musicale e l'altra, essendo da commemorare Carlo Lorenzini in arte Collodi, nato il 24 novembre 1826, il nostro pianista-attore-ecc. ha letto un brano da Le avventure di Pinocchio contaminato, come già dicemmo, da pizzichi di Dante, Shakespeare ecc.

E vi lasciamo a leggerlo, qui sotto, e a divertirvi a riconoscer tutte le modifiche.

Illustrazioni di Enrico Mazzanti (1883), animate da www.linguaggioglobale.com.

Nel mezzo del cammin il nostro Pinocchio si ritrovò per una selva oscura: il bosco, dove disgraziatamente aveva incontrato la Volpe e il Gatto. Vide, fra mezzo agli alberi, inalzarsi la cima di quella Quercia grande, alla quale era stato appeso ciondoloni per il collo; ma, guarda di qui, guarda di là, non gli fu possibile di vedere la piccola casa della bella Bambina dai capelli turchini.
Allora ebbe una specie di tristo presentimento, e datosi a correre con quanta forza gli rimaneva nelle gambe, si trovò in pochi minuti sul prato, dove sorgeva una volta la Casina bianca. Ma la Casina bianca non c’era piú. C’era, invece, una piccola pietra di marmo, sulla quale si leggevano in carattere stampatello queste dolorose parole:
 QUI GIACE
LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
MORTA DI DOLORE
PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO
FRATELLINO PINOCCHIO
 Come rimanesse il burattino, quand’ebbe compitate alla peggio quelle parole di colore oscuro, lo lascio pensare a voi. Cadde bocconi a terra, come corpo morto cade, e coprendo di mille baci, Lesbia, e ancora mille quel marmo mortuario, dètte in un grande scoppio di pianto. Pianse tutta la notte, e la mattina dopo, sul far del giorno, piangeva sempre, sebbene negli occhi non avesse piú lacrime: e le sue grida e i suoi lamenti erano cosí strazianti ed acuti, che tutte le colline all’intorno ne ripetevano l’eco. Forsennato latrò sì come cane; tanto il dolor gli fé la mente torta.
E piangendo diceva:
— Urlate! Urlate! Urlate!… Oh, siete tutti uomini di pietra! Avessi io le vostre lingue e occhi, farei squarciare la volta del cielo! Se n’è andata per sempre… O Fatina mia, perché sei morta?... perché, invece di te, non sono morto io, che sono tanto cattivo, mentre tu eri tanto buona?... Spèzzati, cuore mio!… Ah, che pietà! E il mio babbo dove sarà? O Fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, ché voglio stare sempre con lui, e non lasciarlo piú! piú! piú!... Nevermore, nevermore, nevermore!... O Fatina mia, dimmi che non è vero che sei morta!... Perché dovrebbe un cane, un brocco, un topo avere vita, e tu neppure un soffio?… Se davvero mi vuoi bene... se vuoi bene al tuo fratellino, rivivisci... ritorna viva come prima!... Non ti dispiace a vedermi solo, abbandonato da tutti?... Solo, abbandonato in questo popoloso deserto che appellano Parigi, che spero or piú? che far degg’io? Se arrivano gli assassini, mi attaccheranno daccapo al ramo dell’albero... e allora morirò per sempre. Che vuoi che io faccia qui solo in questo mondo? Ora che ho perduto te e il mio babbo, chi mi darà da mangiare? Dove anderò a dormire la notte? Chi mi farà la giacchettina nuova? Oh! sarebbe meglio, cento volte meglio, che morissi anch’io! Sí, voglio morire! Morire, dormire… nient’altro; e con un sonno dire che noi poniam fine alla doglia del cuore, e alle mille offese naturali, che son retaggio della carne; è un epilogo da desiderarsi devotamente, morire e dormire! ih! ih! ih!...
E mentre si disperava a questo modo, fece l’atto di volersi strappare i capelli: ma i suoi capelli, essendo di legno, non poté nemmeno levarsi il gusto di ficcarci dentro le dita.
Intanto passò su per aria un grosso Colombo, il quale soffermatosi, a ali distese, gli gridò da una grande altezza:
— Dimmi, bambino, che cosa fai costaggiú?
— Non lo vedi? piango! — disse Pinocchio alzando il capo verso quella voce e strofinandosi gli occhi colla manica della giacchetta. — Lascia ch’io pianga la cruda sorte...
— Dimmi — soggiunse allora il Colombo — non conosci per caso fra i tuoi compagni, un burattino, che ha nome Pinocchio?
— Pinocchio?... Hai detto Pinocchio? — ripeté il burattino saltando subito in piedi. — Pinocchio, son io!
Il Colombo, a questa risposta, si calò velocemente e venne a posarsi a terra. Era piú grosso di un tacchino.
— Conoscerai dunque anche Geppetto! — domandò al burattino.
— Se lo conosco! È il mio povero babbo! Ti ha forse parlato di me? Mi conduci da lui? ma è sempre vivo? rispondimi per carità; è sempre vivo? o non viv’elli ancora? non fiere li occhi suoi lo dolce lume?
— L’ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare.
— Che cosa faceva?
— Si fabbricava da sé una piccola barchetta, per traversare l’Oceano. Quel pover’uomo sono piú di quattro mesi che gira per il mondo in cerca di te: e non avendoti potuto mai trovare, ora si è messo in capo di cercarti nei paesi lontani del [tema dal I tempo della Sinfonia n. 9 di Dvořák] nuovo mondo.
— Quanto c’è di qui alla spiaggia? — domandò Pinocchio con ansia affannosa.
— Piú di mille chilometri.
— Mille chilometri? O Colombo mio, che bella cosa potessi avere le tue ali!... Forse s’avess’io l’ale da volar su le nubi, e noverar le stelle ad una ad una, o come il tuono errar di giogo in giogo, più felice sarei...
— Se vuoi venire, ti ci porto io.
— Come?
— A cavallo sulla mia groppa. Sei peso dimolto?
— Peso? tutt’altro! Son leggiero come una foglia, povera foglia frale.
— Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno che tu mi segui, e io sarò tua guida.
Pinocchio saltò sulla groppa al Colombo; e messa una gamba di qui e l’altra di là, come fanno i cavallerizzi, gridò tutto contento: — Galoppa, galoppa, cavallino, ché mi preme di arrivar presto! Op! Op! Trotta, cavallino. Op! Op! Corri, mio morello. Porta il mio destino verso il sogno così bello del mio cuor! Gerion, moviti omai: le rote larghe, e lo scender sia poco; pensa la nova soma che tu hai.
Il Colombo, come la navicella esce di loco in dietro in dietro, sì quindi si tolse; e poi ch’al tutto si sentì a gioco, là ’v’era ’l petto, la coda rivolse, e quella tesa, come anguilla, mosse, e con le branche l’aere a sé raccolse, insomma prese l’aíre e in pochi minuti arrivò col volo tanto in alto, che toccava quasi le nuvole. Giunto a quell’altezza straordinaria, il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giú a guardare: e fu preso da tanta paura e da tali giracapi che, per evitare il pericolo di venir di sotto, si avviticchiò colle braccia, stretto stretto, al collo della sua piumata cavalcatura. Maggior paura non credo che fosse quando Fetonte abbandonò li freni, per che ’l ciel, come pare ancor, si cosse; né quando Icaro misero le reni sentì spennar per la scaldata cera.
Volarono tutto il giorno. Sul far della sera, il Colombo disse:
— Ho una gran sete!
— E io una gran fame! — soggiunse Pinocchio.
— Quel tetto, ove passeggiano colombe, quieto tra i pini palpita e le tombe; fermiamoci a questa colombaia pochi minuti; e dopo ci rimetteremo in viaggio, per essere domattina all’alba sulla spiaggia del mare.
Entrarono in una colombaia deserta, dove c’era soltanto una catinella piena d’acqua e un cestino ricolmo di vecce. Veccia: pianta erbacea annuale, che cresce spontanea, a volte infestando le coltivazioni di cereali; è utilizzata come foraggio per volatili.
Il burattino, in tempo di vita sua, non aveva mai potuto patire le vecce: a sentir lui, gli facevano nausea, gli rivoltavano lo stomaco: ma quella sera ne mangiò a strippapelle, e quando l’ebbe quasi finite, si voltò al Colombo e gli disse:
— Non avrei mai creduto che le vecce fossero cosí buone!
— Bisogna persuadersi, ragazzo mio, — replicò il Colombo — che quando la fame dice davvero e non c’è altro da mangiare, anche le vecce diventano squisite! La fame non ha capricci né ghiottonerie!
Fatto alla svelta un piccolo spuntino, si riposero in viaggio, e via! La mattina dopo arrivarono sulla spiaggia del mare. La mer, la mer, toujours recommencée! O récompense après une pensée qu’un long regard sur le calme des dieux!
Il Colombo posò a terra Pinocchio al piè al piè de la stagliata rocca, e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione, si dileguò come da corda cocca.
La spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava, guardando verso il mare.
— Che cos’è accaduto? — domandò Pinocchio a una vecchina.
— Gli è accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliuolo, gli è voluto entrare in una barchetta per andare a cercarlo di là dal mare; e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare sott’acqua...
— Dov’è la barchetta?
— Eccola laggiú, diritta al mio dito — disse la vecchia, accennando una piccola barca che, veduta a quella distanza, pareva un guscio di noce con dentro un omino piccino piccino.
Pinocchio appuntò gli occhi da quella parte, e dopo aver guardato attentamente, cacciò un urlo acutissimo gridando:
— Gli è il mi’ babbo! gli è il mi’ babbo!
Intanto la barchetta, sbattuta dall’infuriare dell’onde, ora spariva fra i grossi cavalloni, ora tornava a galleggiare: e Pinocchio, ritto sulla punta di un alto scoglio, non finiva piú dal chiamare il suo babbo per nome, e dal fargli molti segnali colle mani e col moccichino da naso e perfino col berretto che aveva in capo.
E parve che Geppetto, sebbene fosse molto lontano dalla spiaggia, riconoscesse il figliuolo, perché si levò il berretto anche lui e lo salutò e, a furia di gesti, gli fece capire che sarebbe tornato volentieri indietro; ma il mare era tanto grosso, che gl’impediva di lavorare col remo e di potersi avvicinare alla terra. E tosto tornò in pianto; ché de la nova terra un turbo nacque e percosse del legno il primo canto. Tre volte il fé girar con tutte l’acque; a la quarta levar la poppa in suso e la prora ire in giù, com’altrui piacque, infin che ’l mar fu sovra lui richiuso.
Aspettarono che la barca tornasse a galla; ma la barca non si vide piú tornare.
— Pover’omo — dissero allora i pescatori, che erano raccolti sulla spiaggia; e brontolando sottovoce una preghiera, si mossero per tornarsene alle loro case.
Quand’ecco che udirono un urlo disperato, e voltandosi indietro, videro un ragazzetto che, di vetta a uno scoglio, si gettava in mare gridando:
— O mio babbino caro! Voglio salvare il mio babbo!
Pinocchio, essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava come un pesce. Ora si vedeva sparire sott’acqua, portato dall’impeto dei flutti, ora riappariva fuori con una gamba o con un braccio, a grandissima distanza dalla terra. Alla fine lo persero d’occhio e non lo videro piú.
— Povero ragazzo! — dissero allora i pescatori, che erano raccolti sulla spiaggia; e brontolando sottovoce una preghiera, tornarono alle loro case.
Pinocchio, animato dalla speranza di arrivare in tempo a dare aiuto al suo povero babbo, nuotò tutta quanta la notte.
E che orribile nottata fu quella! Diluviò, grandinò, tuonò spaventosamente e con certi lampi, che pareva di giorno.
Sul far del mattino, gli riuscí di vedere poco distante una lunga striscia di terra. Era un’isola in mezzo al mare.
Allora fece di tutto per arrivare a quella spiaggia: ma inutilmente. Le onde, rincorrendosi e accavallandosi, se lo abballottavano fra di loro, come se fosse stato un fuscello o un filo di paglia. Alla fine, e per sua buona fortuna, venne un’ondata tanto prepotente e impetuosa, che tre volte il fé girar con tutte l’acque e lo scaraventò di peso sulla rena del lido.
Il colpo fu cosí forte che, battendo in terra, gli crocchiarono tutte le costole e tutte le congiunture: ma si consolò subito col dire:
— Anche per questa volta l’ho scampata bella!
Intanto a poco a poco il cielo si rasserenò; il sole apparve fuori in tutto il suo splendore.
— Che bella cosa na jurnata ’e sole, n’aria sserena doppo na tempesta!
E vi risparmio Omero e l’incontro di Pinocchio con Nausicaa.

24 novembre 2009

La notte e il cuore, l'acqua e Paul Celan

Pinocchio1-0ec0eOggi alle 16.30, sempre in Capua, a Palazzo Fazio (via Seminario 10), si terrà l'ottavo e ultimo concerto di Toccata e fuga IV, con nell'intermezzo – in occasione del 183° compleanno di Collodi – la lettura di un brano da Pinocchio che Palasciano ha contaminato per divertimento con scampoli e coriandoli principalmente dall'Inferno di Dante e dall'Amleto e dal Re Lear di Shakespeare, ma anche da Leopardi, da Valéry, da Poe, da un dizionario di botanica, e brandelli melodici da Verdi, da Puccini, da Haendel, da Dvořák e da vecchie canzoni e canzonette.

Ieri, intanto, il settimo concerto ha avuto 11 spettatori. Le cui mani hanno pescato dall'urna, nell'ordine, i primi tre dei seguenti argomenti da trasformare in musica, mentre l'ultimo è andato da sé per esclusione, essendo rimasti in quattro:

Un cuore semplice

Inutilità e danno della religione, con particolare riferimento alla storia del cristianesimo

Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti

Amori angelicati, o anche un po’ sensuali

Il pubblico ha decretato la maggior bellezza delle sonate improvvisate ispirate al primo e al terzo argomento. Passano dunque le semifinali Un cuore semplice e il Notturno, che oggi si batteranno nella finale!, mentre gli altri due argomenti si disputeranno il terzo posto. Finalmente sapremo quale avrà da essere l'argomento del convegno-spettacolo del 30 novembre!

Ieri intanto nell'intervallo tra una sfida musicale e l'altra, essendo da commemorare Paul Celan, nato il 23 novembre 1920 e trovato morto nell'acqua della Senna il 1° maggio 1970, Palasciano (da seduto, così come Celan nella foto qui a fianco) ha letto del grande poeta rumeno cinque poesie e due frammenti di poesie; per la precisione, ciò che segue:


Nei fiumi a nord del futuro
Attraverso le rapide
Con alterna chiave
Corona

Frammento da Stretta
Frammento da Porto
Fuga della Morte

Quanto al gioco degli spunti forniti del pubblico, ha fruttato sei pièce, dedicate rispettivamente all'Acqua, a un'Esplosione di rabbia repressa, a Pinocchio, a una Notte d'inverno, alla Paura, e a un Pianista di fronte a una sala che resta deserta. In più, Palasciano ha narrato di quando compose al pianoforte la sua primissima pièce, del 1981, e l'ha eseguita.

Qui il calendario intero, e il programma comune a ogni concerto; qui tutti i dettagli sulla presente edizione, nonché sulle passate, di Toccata e fuga.

22 novembre 2009

Un duplice sonetto genetliaco

MARCO PALASCIANO

DUE SONETTI TARDIVI
PER IL COMPLEANNO DI ANDY VIOLET


22 novembre 2009



I


Per averti lasciato per due giorni
senz’un sonetto, Andýnoo mio, mi struggo
com’il frutto d’Edèn che squarcio e suggo
tra lagrime mie e sue, d’acquiccio adorni

la bazza e ’l gozzo al par de’ membri iborni
di Clorinda, e suo amor, di sangue; e fuggo
l’Ozïo, e l’organetto gli distruggo
ai cui refrain vuol ch’i’ mi rifrastorni;

e rieduto alla Musa, che tippetta
nervosa il piè al parquet braccia conserte,
m’incilicio di spini e alla spinetta

siedo e asciugato il muso d’ogn’umore
diteggio Tanti auguri a te, solerte
ancorché ritardato, in tüo onore.



II


E avendoti lasciato giorni due
senz’un sonetto, amato Ultravioletto,
or due ne canto, e come l’uccelletto
della fiaba di Wilde mi fo le bue

al cor pur d’inastrar le lodi tue,
né di men si conviene a tanto Orsetto;
e lo spino mi spigno dentr’al petto,
qual troia in cul batacchio pien di lue;

sí che la Musa che mi mira trema,
e tremulo in sul ciglio il pianto affrena,
al mio forte ch’in pian alfin si scema;

e se d’amor si muor, tal fia mia sorte;
l’estremo fiato, «… auguri a te», e la pena
del viver scade, e abbraccio te e la Morte.


Andy Violet, Adam Watchers. Qui altre sue mirabili opere.

«La Gazzetta di Capua» nelle edicole


Et voilà «La Gazzetta di Capua», giornale "finto" atto a pubblicizzare gli ultimi tre appuntamenti di Toccata e fuga IV, distribuito nelle edicole capuane il 21 novembre 2009.

Vi si trovano, per gioco, riferimenti a una celebre opera letteraria. Riuscite a ricavare quale sia? Questi gli indizi testuali: il sottotitolo del giornale «Attualità, cultura, shoes & ships, sealing-wax, orticoltura e dinastica»; e i nomi dei redattori dei due articoli: Tristana Tricheco e Carlo Carpentiere. Non parliamo poi dell'indizio iconografico.


Se proprio non riuscite a "indovinare", e vi arrendete, guardate qui, indi qui.

20 novembre 2009

Carrino a Capua sabato ventotto

Sabato 28 novembre alle 19.30 presso la libreria Guida Capua, a Palazzo Lanza (corso Gran Priorato di Malta 25), Marco Palasciano e Marco Salvia presenteranno L.R. Carrino – già autore del noir di camorra e amore oscuro Acqua Storta – e il suo nuovo romanzo Pozzoromolo, ed. Meridiano Zero, la cui gestazione è durata una ventina d'anni fruttando un autentico capolavoro.

La protagonista, Gioia, è rinchiusa in un manicomio criminale. Immobilizzata in un letto, aspetta i farmaci che le sottraggono i ricordi. Ombre vengono a ghermirla: il braccio che esce dalla parete portando la brace di una sigaretta accesa, il volto immobile di un bambino dalla cui bocca esce un rivolo d’acqua. Lei non ricorda che crimine ha commesso, non sa perché è lì, i frammenti di memoria si contraddicono a vicenda. Gioia ha amato le mani che la picchiavano, la stupravano, la scartavano.*

In questo libro dal linguaggio ardito e proteiforme, che mutando si adatta ad ogni anfratto della frastagliata storia di un'anima spezzata e deflagrata, e al tempo stesso semplice, ma lontano anni luce da ogni banalità e senza la minima concessione al massificato, Carrino racconta la malattia mentale e l'ambiguità sessuale come se attingesse al ventre in cui riposa l'infanzia collettiva dell'umanità.



La presentazione capuana vedrà la presenza dell'autore – non solo narratore ma poeta e performer – che, tra un dialogo e l'altro con i colleghi Palasciano e Salvia, darà recita di brani del romanzo.

L'intervento di Salvia verterà sulla follia in letteratura, Palasciano scenderà nel dettaglio dell'opera di Carrino.

Il blog dell'autore: artianoressiche.splinder.com

I blog dei presentatori: questo, e www.marcosalvia.it



* Il testo in corsivo è ritagliato dalla seconda di copertina di Pozzoromolo.

18 novembre 2009

Dalla Città del Sole a Palasciania

Il concerto di ieri, il sesto, ha avuto 4 spettatori. Le cui mani hanno pescato dall'urna, nell'ordine, i seguenti argomenti da trasformare in musica:

Patrie e migranti

Un cuore semplice

Guerra: marce, battaglie, deflagrazione, desolazione

Inutilità e danno della religione, con particolare riferimento alla storia del cristianesimo

Il pubblico ha decretato la maggior bellezza delle sonate improvvisate ispirate al secondo e al quarto argomento. Passano dunque i quarti di finale, e andranno in semifinale, Un cuore semplice e Inutilità e danno della religione; che così vendicano rispettivamente il Circo, precedentemente sconfitto da Patrie e migranti, e L'artista di genio, che era stato sconfitto dalla Guerra; e lunedì prossimo si batteranno contro Amori angelicati e Notturno.

Ieri intanto nell'intervallo tra una sfida musicale e l'altra, essendo da commemorare Annibal Caro, Palasciano ne ha letto l'incipit della traduzione dell'Eneide di Virgilio; per la precisione, i versi 1-138.

Quanto al gioco degli spunti forniti del pubblico, ha fruttato una sola pièce, ispirata alla Città del Sole di Tommaso Campanella; ma varie altre pièce, senza argomento, sono state improvvisate dal pianista mentre lo scelto pubblico s'attardava in una viepiù appassionata discussione (stimolata dagli input musicali precedenti, e più in generale dalla figura artistica e spirituale di Marco Palasciano e sua Accademia circostante, tanto in controtendenza – notavano quell'anime gentili – rispetto alla dominante cultura massificata, obliosa, miope, pelliculare e lucrocentrica), discussione sulla decadenza e speranze di rinascita della civiltà occidentale e in particolar modo dell'ager capuanus. La coda del concerto s'è insomma trasformata in una sessione di piano-bar senza bar; e il concerto è durato, nel complesso, all'incirca tre ore.

Con il sesto concerto si è conclusa la fase dei quarti di finale. La prossima settimana, lunedì 23 (ore 20.30) e martedì 24 (ore 16.30), sempre in Capua, a Palazzo Fazio, si terranno le semifinali e la finale.

Qui il calendario intero, e il programma comune a ogni concerto; qui tutti i dettagli sulla presente edizione, nonché sulle passate, di Toccata e fuga.

17 novembre 2009

Notte vendica oceano, amor poescienza

Il concerto di ieri, il quinto della serie, ha avuto 8 spettatori. Le cui mani hanno pescato dall'urna, nell'ordine, i seguenti argomenti da trasformare in musica:

Amori angelicati, o anche un po’ sensuali

Gli animali

Napoli

Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti

Il pubblico ha decretato la maggior bellezza delle sonate improvvisate ispirate al primo e al quarto argomento. Passano dunque i quarti di finale, e andranno in semifinale, Amori angelicati e Notturno; che così vendicano rispettivamente Il trionfo dello spirito umano nell'unione di scienza e poesia, precedentemente sconfitto da Gli animali, e L'oceano, che era stato sconfitto da Napoli. (Da cui il bislacco titolo del post: Notte vendica oceano, amor poescienza.)

Nell'intervallo tra una sfida musicale e l'altra, essendo il 16 novembre il compleanno di José Saramago, Palasciano ne ha letto un brano: le prime due pagine del quinto capitolo di Memoriale del convento.

Quanto al gioco degli spunti forniti del pubblico, ha fruttato addirittura dieci pièces se non di più; questi i relativi argomenti che ricordiamo: Tragedia, Fantascienza, Sogno, Ricordi, Rovine, Giardino, Piazza, Ragazza brasiliana, Reinvenzione di un notturno di Chopin, Emergere dell'egocentrismo nella società.

Va detto che il concerto in questione è durato oltre due ore, giacché il pubblico, che pareva non dover saziarsi mai, continuava a chiedere pièces su pièces. Quanto al sesto concerto, si terrà
oggi alle 16.30, e con esso si concluderà la fase dei quarti di finale. Qui il calendario intero, e il programma comune a ogni concerto; qui tutti i dettagli sulla presente edizione, nonché sulle passate, di Toccata e fuga.

15 novembre 2009

I concerti dei quarti di finale

Incombono altre due date concertistiche: quinto e sesto concerto della serie Toccata e fuga IV: Il laboratorio musicale di Marco Palasciano, l'uno lunedì 16 novembre alle 20.30, l'altro martedì 17 novembre alle 16.30, sempre in Capua, a Palazzo Fazio (via Seminario 10). Sempre gratis. Qui il programma da sala e il calendario completo, qui l'annuncio e la storia.



Marco Palasciano al pianoforte durante il terzo concerto, 9 novembre 2009. Foto di Nadia Marino.

Superàti la scorsa settimana gli ottavi di finale, si passa ai quarti: gli otto argomenti superstiti alle gare precedenti si sfideranno, e il pubblico decreterà la sconfitta di quattro d'essi e la vittoria di quattr'altri, i quali ultimi passeranno alle semifinali del 23 novembre.

Gli otto argomenti finora rimasti in gara sono, in ordine alfabetico:

Amori angelicati, o anche un po’ sensuali
Gli animali
Guerra: marce, battaglie, deflagrazione, desolazione
Inutilità e danno della religione, con particolare riferimento alla storia del cristianesimo
Napoli
Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti
Patrie e migranti
Un cuore semplice


Scartati, invece, tutti questi altri:

Il trionfo dello spirito umano nell'unione di scienza e poesia
L'artista di genio e il suo mondo
La vita come circo, più o meno felliniano
L'Inferno di Dante
L'oceano
Psicopatologia della violenza
Rovine di età antiche, con la loro aura mitica
Streghe, tra incantesimi e sabba


Commemorazioni da lectura negl'intervalli: il 16 novembre l'87° compleanno di José Saramago, scrittore portoghese, Premio Nobel per la letteratura 1998; il 17 novembre il 443° anniversario della morte di Annibal Caro, italiano poeta e, tra l'altro, traduttor dell'Eneide virgiliana.

14 novembre 2009

La giornata della poesia nascente

Per noi dell'Accademia Palasciania, il 14 novembre è festa; difatti, il 14 novembre 1976 Marco Palasciano scrisse, ottènne, la sua prima poesia: La torta della morta*.
Trentatrè anni sono passati. Non sono trenta, non son quaranta; onde per quest'anno non allestiremo celebrazioni come quella del 2006, allorché si tenne, in una sala meravigliosa del Museo Campano, grande reading-concerto**; se ne riparla nel 2016.
Festeggeremo intanto, lenemente, pubblicando nel presente blog un testo d'una nostra cara Socia Ornamentale, Lenè. Senza titolo, scritto qualche anno fa, e dedicato ad Alda Merini.



potendo non ho voluto
rubo dolore
sfioro Dio
che sporge dagli occhi rabbiosi
amanti portate da onde furiose
sosteniamo provini
mai troppo brave
per queste voci basse
gli sguardi fieri
i teatri sono giacigli infetti
i veli indossati perenni contraddizioni
ci scaraventano sul pavimento
che le nostre unghie graffiano invano
pace implori ma loro infiggono spade divine nelle nostre vite
scavano vuoto
scavano in fondo
scavano ombre



* Ciò da recenti, definitivi accertamenti. Fino a qualche tempo fa, la primissima poesia si riteneva essere un'altra, Giochi, che invece è risultata essere la seconda (anch'essa scritta il 14 novembre 1976).

** Del quale ecco l'invito:


11 novembre 2009

Improvvisi tra Napoli e Rimbaud

Il concerto di ieri ha avuto 2 spettatori. Le cui mani hanno pescato dall'urna, nell'ordine, i seguenti argomenti da trasformare in musica:

Un cuore semplice

Psicopatologia della violenza

Napoli

L'oceano

Stavolta il pubblico ha decretato la maggior bellezza delle sonate improvvisate ispirate al primo e al terzo argomento. Passano dunque gli ottavi di finale Un cuore semplice e Napoli.

Nell'intervallo tra una sfida musicale e l'altra, essendo il 10 novembre, si è commemorato Arthur Rimbaud, morto a Parigi lo stesso giorno, nel 1891*. Palasciano ha letto di Rimbaud, enfant prodige della letteratura francese, che si stufò a ventun anni di poetare, la poesia I poveri in chiesa, scritta a sedici anni, e la prima ottantina di versi dal poemetto Sole e carne, scritta addirittura a quindici.

Quanto al gioco degli spunti forniti del pubblico, ha fruttato tre pièce, dedicate rispettivamente al Viaggio, a Rimbaud e alla Sigaretta (quest'ultima finente in una marche funèbre).



Fumoir a bordo del Titanic.

Con il quarto concerto si è conclusa la fase degli ottavi di finale, dove hanno gareggiato sedici argomenti. La prossima settimana, lunedì 16 (ore 20.30) e martedì 17 (ore 16.30), sempre in Capua, a Palazzo Fazio, si terranno i quarti di finale.

Qui il calendario intero, e il programma comune a ogni concerto; qui tutti i dettagli sulla presente edizione, nonché sulle passate, di Toccata e fuga.



* Diciotto giorni dopo, moriva Ferdinando Palasciano (13 giugno 1815 - 28 novembre 1891).

10 novembre 2009

Terzo concerto: trionfo della notte

Quarto concerto: oggi, martedì 10 alle ore 16.30, sempre a Palazzo Fazio, sempre gratis. Nell'intervallo: celebrazione di Arthur Rimbaud, di cui ricorre il 118° anniversario della morte, con lectura di qualche sua poesia. Qui il calendario intero, intanto, e il programma comune a ogni concerto; e qui tutti i dettagli sulla presente edizione, la quarta, nonché sulle passate, di Toccata e fuga. Incontri musicali intorno a un pianoforte in transito.

Il concerto di ieri, 9 novembre, iniziato con ritardo intorno alle 9 della sera, ha avuto 9 spettatori. Le cui mani hanno pescato dall'urna, nell'ordine, i seguenti argomenti da trasformare in musica:

L'Inferno di Dante

Inutilità e danno della religione, con particolare riferimento alla storia del cristianesimo

Rovine di età antiche, con la loro aura mitica

Notturno con stelle e luna e osservazione dei pianeti

Anche stavolta, per curioso caso, il pubblico ha decretato la maggior bellezza delle sonate improvvisate ispirate al secondo e al quarto argomento. Passano dunque gli ottavi di finale il Notturno e la notte dello spirito cioè la Religione.

Quanto al gioco degli spunti forniti del pubblico, ha fruttato addirittura sette pièce, dedicate rispettivamente alla Pizza, a un Paesaggio di colline, allo Swing, alla Cioccolata calda, a un Gabbiano, al Giappone, allo Scrittore.

Essendo il 9 novembre, si è inoltre commemorato nell'intervallo tra una sfida musicale e l'altra Guillaume Apollinaire, morto a Parigi lo stesso giorno, nel 1918. Era appena finita la Grande guerra; il nostro Giuseppe Ungaretti saliva le scale contento di andargli a portare la nuova del trionfo della Francia, non sapendo che sull'organismo dell'amico poeta aveva appena trionfato la Morte in veste di febbre spagnola. Palasciano ha letto di Apollinaire, dai Calligrammi, La piccola auto, includente la technopægnia qui sotto riportata. Ivi si canta della guerra l'incipit, che chiude un'epoca e ne schiude un'altra.



A seguire: alcune foto di Nadia Marino, immortalanti il Maestro* Palasciano al pianoforte in questo terzo concerto.







* «Maestro» non nel senso di musicista diplomato (Palasciano è del tutto autodidatta), ma di nostro maestro spirituale.

6 novembre 2009

Palazzo Lanza inscena Palasciano

Nuova replica, e ormai più non si contano, del polittico storico teatrale di Marco Palasciano Le strade e le storie di Capua. Dialogo didascalico in otto quadri dove i vivi parlano coi morti (titolo e sottotitolo che il committente, l'associazione Architempo, ogni volta nasconde dietro un ben poco palascianesco I percorsi della memoria). Attori? Della compagnia casertana La Mansarda, tutti in abiti d'epoca. Epoca? Tutte le epoche.

L'appuntamento è in Capua, a Palazzo Lanza (corso Gran Priorato di Malta 25)*, alle ore 12.30 di domenica 8 novembre 2009. Per 10 € si acquista il biglietto per assistere alla rappresentazione, e con esso il diritto a una consumazione al banco dell'osteria Ex Libris, che insiste sul cortile del palazzo al pari della libreria Guida Capua (nella quale troverete tra l'altro ad aspettarvi, sullo scaffale riservato a Lavieri editore, l'unico libro di narrativa edito di Marco Palasciano: Prove tecniche di romanzo storico). Se alla suddetta osteria si vuole anche pranzare, il prezzo del biglietto sale a 30 €, ci dicono. Per  ulteriori informazioni telefonare allo 0823.622924.

E se volete intanto un po' assaggiare il testo di Le strade e le storie di Capua, qui troverete il quadro intitolato Vita di Pier delle Vigne nel racconto di lui medesimo, presso i miseri resti dell’arco trionfale di Federico II di Svevia.




Scene da  Le strade e le storie di Capua di Marco Palasciano. Capua, settembre 2005. Foto di Mario Nardiello.



* AGGIORNAMENTO: causa pioggia, lo spettacolo si è tenuto non più nel cortile di Palazzo Lanza, ma nella chiesa dei santi Filippo e Giacomo. Inoltre, per economia, i quadri rappresentati non sono stati otto ma cinque.

Scordavamo: fummo a San Pietro ad Montes


Finale dello spettacolo in San Pietro ad Montes del 30 ottobre 2009. Foto di Paolo Russo. Nel cerchio rosso a
destra, da sinistra: Vittoria Maietta, Nadia Marino, Marco Palasciano. Non abbiamo altre foto, perdonate.



Scordavamo: il 30 ottobre 2009 si è tenuto al Centro Le Ali, nell'ex abbazia di San Pietro ad Montes, in territorio casertano, un benefico e mirifico spettacolo teatrale, poetico e musicale dedicato alla donna, con Vanna Corvese (poetessa), Annagiulia Foglia (soprano), Vittoria Maietta (lettrice), Marco Palasciano (lettore), Corrado Sfogli (musico), Pierluigi Tortora (attore) e Fausta Vetere (musica), a cura di Adriana D'Amico. Il nostro Presidente ha dato ivi lectura di Iacopone da Todi, Donna de paradiso.

La quale lauda può ascoltarsi qui, pur se con testo in versione leggermente altra; difatti, per la performance in San Pietro ad Montes il Maestro Palasciano ha giudicato opportuno, onde ridurre a zero le spiegazioni antelecturali, modificar qua e là il testo iacoponico, a esempio sostituendo «holo dato a Pilato» con «l'han dato ä Pilato». I pedanti si stràccino le vesti.




«Il Caffè», 6 novembre 2009.

4 novembre 2009

Su due notizie giunte il tre novembre



1. L'Accademia Palasciania si conduole con quanti conobbero e amarono Claude Lévi-Strauss, morto a 100 anni il 30 ottobre, del che la notizia è stata data solo ieri pomeriggio da un comunicato dell'Académie de France.

2. L'Accademia Palasciania esprime la sua soddisfazione per la sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo che prevede si tolgano i crocifissi dalle scuole, e... Oh, non fateci perder tempo a ripetere le cose; leggete il post del 14 agosto scorso.

1+2. Che cosa avrebbe detto, il sommo degli antropologi, di questo tira e molla tra gli atei schiodator del crocifisso e i suoi rinchiodatori cristianissimi? Se lo è per esempio domandato, e si è autorisposto, l'autore dell'articolo qui linkato. Ma a noi pare, benché abbia detto cose interessanti, che questo Guarini sia uscito fuori tema. Difatti, non è che si debba levare di torno il simbolo del cristianesimo per fare un piacere alle altre religioni (sebbene ciò la Corte lasci intendere, forse); la questione fondamentale, a prescindere da cosa ne potesse pensare Lévi-Strauss, è: tutte le religioni si devono levare di torno, e lasciarci liberi di vivere da filosofi, che è la condizione che più si attaglia all'àntropo e al suo logos. A sottolinearlo, e chiudiamo in bellezza, una poesia fresca di Marco Palasciano:

O futuro, o futuro!
di quali meraviglie sei l'accolta!
Libero l'uomo, sfardellato e puro,
baciato dalla luce, a trarsi in volo
dalla fogna della natura; libero
da pavore, e dai furbi
stregonismi dei corbi appavonati;
libero da sé stesso, dal meconio
che gli gravava dentro
e gl'impediva di fuggir dal centro
com'arca astral d'angelica coscienza
che si spande nell'infinito! O dolce
futuro, dove nulla è malattia,
dove tutto è sorriso e alta poesia,
e si parla cantando
e ogni gesto è di danza senza scuola,
e nulla è crasso e tutto vola lieve,
nude le membra e olistico il cervello,
e anche morire è bello
come il cader d'un fiore nella neve...

orma

Testimone mi sia la casta diva

Il concerto del 3 novembre ha avuto 3 spettatori. Le cui mani hanno pescato dall'urna, nell'ordine, i seguenti argomenti da trasformare in musica:

L’artista di genio e il suo mondo

Guerra: marce, battaglie, deflagrazione, desolazione

Streghe, tra incantesimi e sabba

Amori angelicati, o anche un po’ sensuali

Anche stavolta il pubblico ha decretato la maggior bellezza delle sonate improvvisate ispirate al secondo e al quarto argomento. Passano dunque gli ottavi di finale Guerra e Amori angelicati.

Quanto al gioco degli spunti forniti del pubblico, ha fruttato due pièce dedicate rispettivamente all'Eros e alla Psicanalisi.

Siparietto attoriale: Marco Palasciano, smessi per qualche minuto i panni di pianista, ha raccontato la vita di Vincenzo Bellini, nonché esposto con colorite postmodernerie napoletaneggianti la trama della Norma, per recitare infine il testo dell'aria Casta diva.


A sinistra: Marco Palasciano (foto di Alessandro Maria Nacar). A destra: Maria Callas nel ruolo di  Norma.

Prossimo appuntamento concertistico: lunedì 9 novembre alle ore 20.30, sempre a Palazzo Fazio, sempre gratis. Qui il calendario intero, e il programma comune a ogni concerto; qui tutti i dettagli sulla presente edizione, nonché sulle passate, di Toccata e fuga.

3 novembre 2009

L'anima umana vinta dalle bestie

Oggi, martedì 3 novembre 2009, alle ore 16.30 Marco Palasciano terrà in Capua, a Palazzo Fazio, il secondo concerto pianistico della serie Toccata e fuga IV: Il laboratorio musicale di Marco Palasciano (vedi qui per maggiori dettagli).

Essendo il 208° anniversario della nascita di Vincenzo Bellini, si prevede un qualcosa di commemorativo in tal senso; e immaginiamo che potrà trattarsi, per esempio, dell'invenzione d'una parafrasi – quali già ebbero a farne, tra gli altri, il Thalberg e il Bottesini – sull'aria Casta diva, visto pure il trionfante plenilunio. Ma il Maestro Palasciano è imprevedibile.

Ieri, intanto, il primo concerto si è svolto meravigliosamente e ha ricevuto meravigliosa accoglienza. Da parte di un pubblico di almeno sedici persone. E sedici erano anche i biglietti celati da Palasciano nell'urna che ha porto ai volontari per la scelta dei quattro argomenti da far duellare. Ecco quali ne son stati, nell'ordine, pescati:

La vita come circo, più o meno felliniano

Patrie e migranti

Il trionfo dello spirito umano nell’unione di scienza e poesia

Gli animali

Il primo ha duellato col secondo, il terzo col quarto. Il pubblico ha decretato la maggior bellezza delle sonate ispirate al secondo  e al quarto argomento. Passano dunque gli ottavi di finale Patrie e migranti e Gli animali, che duelleranno tra loro nei quarti di finale del 16 novembre.

Quanto al gioco degli spunti forniti del pubblico, ha fruttato tre pièce dedicate rispettivamente alla Scuola, alla Paura e al Sogno.

Nell'intervallo si sono lette, dei due autori da commemorare, queste cinque poesie:


Pier Paolo Pasolini
Carne e cielo
Mi alzo con le palpebre infuocate


Alda Merini
Sono caduta in un profondo tranello
Alda Merini
Cessato è finalmente questo inferno

2 novembre 2009

Omaggio a Alda Merini e Pasolini

Oggi, lunedì 2 novembre 2009, alle ore 20.30 Marco Palasciano terrà in Capua, a Palazzo Fazio, il primo di otto concerti di pura improvvisazione, a inaugurazione della quarta edizione della rassegna pianistica Toccata e fuga (vedi qui per maggiori dettagli; e qui per il programma e il calendario).

Nel corso del concerto sarà reso omaggio ad Alda Merini, morta ieri a Milano, e a Pier Paolo Pasolini, del quale ricorre il trentaquattresimo anniversario della morte, con la lettura di poesie d'entrambi.

In cielo si troverà in perfetta plenitudine la dea sovrintenditrice agli incantesimi, Ecate ovvero la luna. E il sole, al punto opposto, sarà in stretta congiunzione con lo psicopompo Mercurio, patrono della scrittura, dell'oratoria e dell'eterna gioventù dello spirito.


Sotto questi meravigliosi influssi
di pianeti e anime di poeti
la musica si annuncia celestiale
a consolatio d'ogni cuore umano
in accoglienza gratis et amore.